Intervista ad ADAM NEVILLE - Calcestruzzo e Italia
10 March 2009Il Prof. Adam Neville, cui abbiamo dedicato la copertina di Enco Journal di questo numero, è sicuramente uno dei personaggi-chiave nella diffusione della cultura della Scienza e della Tecnologia del calcestruzzo.
L’obiettivo della nostra intervista era quello di accertare quanto certe situazioni presenti nel nostro Paese (si legga per esempio L’Editoriale di questo numero: “Chi controlla il controllore?”) trovino riscontro anche in altri Paesi.
COLLEPARDI: Prof. Neville, non ritiene che negli ultimi 30 anni la ricerca sul calcestruzzo abbia conseguito un considerevole progresso nelle sue proprietàrispetto a quele dello stesso materiale nella prima metàdel secolo scorso?NEVILLE: Prima di rispondere alle sue domande, desidero dire che trovo divertente essere il soggetto di un’intervista da parte di Enco Journal. Essere intervistato da una persona così bene conosciuta come il Professor Mario Collepardi è, naturalmente, un onore. Da parte sua, egli mi lusinga quando, nell’ultimo numero di Enco Journal, parla di me dicendo: “Adam Neville, forse il massimo esperto mondiale nel settore del calcestruzzo”.
Mi fa anche piacere rinnovare i miei contatti con l’Italia, un paese dove ho speso, sebbene non per mia scelta, due anni e mezzo della mia vita. Ciò è dovuto al fatto che ho partecipato alla campagna militare in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. Sbarcai a Taranto con il Secondo Corpo Polacco, come parte dell’Ottava Armata Britannica, nel Gennaio del 1944. Da lì risalimmo, spesso molto lentamente, lungo la costa Adriatica per deviare poi ad Ovest dove ci aspettava la battaglia di Monte Cassino, ed arrivare infine al fiume Po. Nell’attesa della smobilitazione, mi sono iscritto al primo anno di Ingegneria al Regio Politecnico di Torino; sono molto orgoglioso di dire che superai (in italiano) tutti gli esami e con buoni voti. Questo fu il mio primo gradino del percorso universitario in Ingegneria, e l’ho superato in Italia!COLLEPARDI: Quante coincidenze, Professor Neville! Io sono nato in un paesino (Ausonia) vicino a Cassino, e mentre Lei combatteva a Monte Cassino con le truppe alleate, io - bambino di 5 anni - mi trovavo nelle retrovie tedesche a pochi chilometri da Cassino dove mio padre era ricercato dai Tedeschi per aver aiutato la comunitàebraica locale a fuggire. Più tardi ho studiato a Cassino, ancora ridotta in un cumulo di macerie. Ma torniamo alla mia domanda.NEVILLE: Certo, torniamo alla sua domanda. Sono d’accordo che negli ultimi 30 anni c’è stato un progresso nella ricerca sul calcestruzzo rispetto a quello prodotto nelle prima metàdel XX secolo.
COLLEPARDI: Ed allora perché i progettisti hanno trascurato questo progresso?
NEVILLE: Perché nella ricerca, o anche dello sviluppo universitario, c’è un cammino lungo per arrivare alle applicazioni pratiche nella effettiva realizzazione delle strutture. Pertanto, se i progettisti hanno trascurato questo progresso potenziale è perché non è stato loro offerta un’evidenza convincente che c’era qualcosa nelle nuove conoscenze sul calcestruzzo da cui trarre profitto.
COLLEPARDI: E da cosa dipende questa situazione?
NEVILLE: La situazione non è poi molto diversa da quella degli altri settori. Prendiamo, per esempio, il settore dell’elettronica: sono i produttori che informano i potenziali utenti sui migliori, e spesso anche più piccoli, congegni elettronici. Qualcuno potrebbe dire che questo approccio - persuadere la gente che c’è qualcosa di meglio, o supposta essere meglio - è pubblicità. Perché i ricercatori universitari non sono altrettanto “estroversi”? Naturalmente i migliori lo sono, ma quegli accademici che non hanno alcuna esperienza nella progettazione o nella costruzione, non hanno alcuna possibilitàdi accedere alla comunitàdei professionisti, dei costruttori, e dei produttori di materiali. Non sono neppure in grado di conoscere ciò che potrebbe loro interessare. Talvolta, le ricerche universitarie cercano di rispondere a domande che nessuno desidera porre.
Detto questo, occorre riconoscere il progresso conseguito attraverso l’impiego di vari materiali cementizi come la cenere volante e altre pozzolane, il fumo di silice, ed una vasta gamma di additivi in continuo miglioramento, con i superfluidificanti in testa. E i superfluidificanti non furono inventati dagli universitari, ma è stato Pierre-Claude Aïtcin, un professore in Canada, che ha risolto l’importante problema della compatibilitàtra superfluidificante e cementi. Per quanto riguarda le pozzolane, non vorrei discuterne in una rivista italiana: sarebbe di pessimo gusto, come discutere del dogma cattolico in Vaticano!COLLEPARDI: Cosa potrebbe favorire il cosiddetto trasferimento tecnologico dalla ricerca universitaria alla pratica applicativa?
NEVILLE: Le universitàdovrebbero utilizzare molto di più i professionisti ingegneri nei Dipartimenti di Ingegneria civile e strutturale. Le persone che coniugano l’attivitàuniversitaria con la pratica professionale nel settore delle costruzioni sono particolarmente utili nel trasferimento tecnologico. Non tutti lo fanno o vogliono farlo, ma io ho incontrato alcuni di questi in Italia, in Germania, nel Regno Unito, e negli Stati Uniti. Ce ne vorrebbero molti di più.
COLLEPARDI: Professor Neville, Lei ha maturato una profonda esperienza nella universitàNord Americane ed Europee. Ha riscontrato qualche differenza nell’insegnamento e nell’apprendimento del calcestruzzo tra le Facoltàdi Ingegneria Civile dei due continenti?
NEVILLE: Non sono in grado di commentare in generale la situazione delle universitàin Europa, e credo che ci siano significative differenze da un paese all’altro, sebbene io ritengo che stiano convergendo verso una situazione comune. Nel Nord-America, nelle universitàsi insegna sempre meno il calcestruzzo come materiale, e sempre più l’uso del computer nella analisi strutturali. Sebbene io sia un co-autore di un libro sulle analisi strutturali (insieme ad Amin Ghali dell’Universitàdi Calgary in Canada), io deploro questo grosso mutamento verso l’analisi di strutture costruite con un materiale le cui proprietàsono sconosciute allo strutturista.
COLLEPARDI: Non pensa che sarebbe meglio uniformare la conoscenza del calcestruzzo almeno in Europa?
NEVILLE: Le norme ed i codici si stanno sviluppando su base Europea. Il mio libro, Properties of Concrete è stato tradotto in 13 lingue, incluso l’Italiano, e sono sicuro che viene letto in Inglese in molti altri paesi. Tutto ciò dovrebbe favorire la convergenza verso un’unica situazione, e penso che questo sia una buona cosa. Se non altro, questa convergenza dovrebbe ridurre nell’Unione Europea le barriere al commercio.
COLLEPARDI: Cosa pensa del modo di prescrivere le proprietàdel calcestruzzo da parte di Architetti e Ingegneri?
NEVILLE: Questo è un argomento molto vasto. Mi sono trovato, in molti casi, prescrizioni sul calcestruzzo che erano tra loro incompatibili. Troppo spesso la prescrizione è preparata da qualcuno che non è ingegnere, ed il metodo usato si basa sull’incollaggio di sezioni da specifiche di lavori precedenti. Mi sono imbattuto in un caso, in Estremo Oriente, dove la specifica conteneva delle clausole sulla produzione del calcestruzzo in climi freddi e sulla protezione del getto dal gelo; nel processo di taglia-e-cuci qualcuno si era dimenticato di eliminare la sezione “fredda”.
La situazione sta migliorando nel senso che si stanno sviluppando alcune generiche specifiche globali. Ma v’è sempre il pericolo di conflitto tra la necessità, per esempio, di assicurare la resistenza alla penetrazione dei cloruri e quella di prevenire un eccessivo aumento della temperatura. Insomma, chi scrive le specifiche del calcestruzzo deve possedere un alto livello di conoscenza su questo materiale.COLLEPARDI: Cosa pensa sul modo di costruire le strutture in calcestruzzo armato da parte delle imprese?
NEVILLE: Le imprese con una lunga esperienza sono molto competenti. Tuttavia, è necessaria un’adeguata supervisione del progettista, o di qualcuno per conto del proprietario: la natura umana raramente include la disciplina della perfezione se questa richiede più impegno o più spese da parte dell’impresa.
Il libretto di Adam Neville con gli esami del
Politecnico di TorinoUn problema che ho incontrato è che il capitolato e le specifiche sono formulati in modo tale che, dopo aver vinto una gara d’appalto con un certo prezzo, l’impresa può richiedere dei costi addizionali per tutta una serie di ragioni. Pertanto, molti grandi progetti non vengono terminati secondo il costo preventivato e neppure in accordo ai tempi previsti. Tutto questo ha portato ad una cattiva reputazione di alcune imprese.
COLLEPARDI: Non ritiene che il lavoro sui cantieri sia tra i più usuranti e scomodi?
NEVILLE: Sono d’accordo che il lavoro in un cantiere sia più duro che in una fabbrica. Gli operai edili si devono muovere da un cantiere all’altro, talvolta da un paese all’altro, mentre gli operai dell’industria lavorano in un luogo fisso. Questi ultimi non sono esposti alle variazioni del tempo, sono protetti ed al caldo, hanno una buona mensa, e difficilmente sono coinvolti da problemi inattesi.
COLLEPARDI: Non sarebbe forse il caso di offrire un salario più allettante agli operai edili rispetto a quello dei lavoratori delle industrie?
NEVILLE: Trovo che sia troppo semplicistico trasformare circostanze sfavorevoli di un lavoro in una paga più alta: forse un medico specializzato in malattie del retto dovrebbe essere pagato più di un oculista? Una gran parte degli operai edili, certamente quelli addetti alle costruzioni in calcestruzzo, non sono molto esperti. La paga relativamente bassa non attrae persone esperte, capaci ed istruite. Un possibile rimedio è quello di richiedere una formazione ed un aggiornamento del personale addetto alle operazioni che riguardano le costruzioni in calcestruzzo. Devo ammettere, però, che questa gente dovrebbe anche essere pagata di più; ed un salario più alto dovrebbe attrarre personale migliore. In passato ho sostenuto che nei capitolati si dovrebbe richiedere che l’impresa abbi sul cantiere un certo numero di persone addestrate e competenti nel calcestruzzo, Naturalmente, il proprietario deve essere preparato a pagare per questo. Come ritorno, avremmo strutture migliori e più durabili.
Adam Neville a Venezia alla fine della guerra in attesa della smobilitazione.
COLLEPARDI: Come è possibile muoversi in questa direzione?
NEVILLE: Io spero molto che ci muoveremo, e penso che occorrano clausole obbligatorie, nel capitolato o nelle regole delle costruzioni, per arrivare ad una migliore forza lavoro. E’ certamente possibile raggiungere questo obiettivo abbastanza rapidamente, e questo non richiede che si faccia alcuna ricerca nell’università.
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