AeroportoDelleEolie.it

Un sogno da trasformare in realtà …

La NUOVA Alitalia nell’ attuale economia SICILIANA


6:15 pm on Thursday, 5 February 2009 

la repubblica

LA Repubblica — 02 febbraio 2009

C’è anche un interesse della Regione Siciliana alle strategie adottate dalla “nuova” Alitalia che sorgerà con l’ attuazione del progetto finanziario del quale si discute. Una questione è saltata subito all’occhio e riguarderebbe la priorità assegnata, nel disegno di rilancio, di nuove strutture aeroportuali dislocate sul territorio, oltre che all’ aeroporto di Catania che verrà potenziato, rispetto a quello di Palermo e di Trapani.

In questo caso priorità significa mantenimento di alcune tratte nazionali, in aggiunta a quelle usuali che consentono collegamenti con Roma e Milano. Se queste ulteriori tratte nazionali (che riguardano collegamenti con isole minori, Torino e altre città del Centro Nord) dovessero complessivamente ridursi, il taglio si tramuterebbe in un pesante effetto negativo per la Sicilia. Ancor più, nel momento in cui, probabilmente per un effetto di sovradotazione di incentivi disponibili, si sta puntando - nella nostra regione - su un turismo a cinque stelle.

Una tipologia di ricettività che attira un segmento di domanda i cui trasferimenti avvengono unicamente con un vettore aereo. Ridurre la frequenza di questo vettore, o affidarla unicamente a compagnie low cost, significa far perdere competitività al turismo siciliano ( oggi in forte recessione ), attenzionando il turismo a cinque stelle la cui offerta non si rivolge certo al popolo (low cost) dei charter.

Seconda preoccupazione:
La riserva prospettata dello scalo di Milano Linate unicamente ai voli da e per Roma significa accrescere significativamente i costi di trasporto per un siciliano che debba appunto recarsi al Nord. Sia in termini economici ma soprattutto in termini di tempo. Né si può sperare in altre compagnie concorrenti che operino nella nostra regione su Milano Linate visto che, con una singolare provvedimento di sospensione delle regole anti-monopolio, su Milano Linate potrà atterrare (da Roma) solo la “nuova” Alitalia.

Tra le rassicurazioni fornite sulle ricadute del piano, in riferimento alla ri-occupazione degli esuberi, si parla di un bonus fiscale assegnato alle imprese private del Sud che li vorranno assumere. E questo nella certezza che il mercato del lavoro del Centro Nord sia abbastanza dinamico da poter riassorbire qualunque eccedenza di offerta. Supponiamo pure che questa seconda tesi sia corretta.

Le imprese private del Sud dovrebbero disputarsi i dipendenti ex Alitalia quindi sia perché incentivati da un bonus, sia perché, come è stato detto, la gran parte dei futuri dipendenti ex Alitalia è plurilingue. è davvero un campionario di sciocchezze quello esposto. Intanto, il bonus fiscale in questione lo pretenderebbero tutte le imprese, a prescindere dalla loro collocazione nel territorio.

In secondo luogo, il sapersi esprimere in più lingue é una competenza preziosa per alcuni settori (quello turistico, ad esempio) ma non certo in altri. Sicché non possiamo pensare a questa manovra di reclutamento messa in atto dal turismo meridionale (gli addetti al check-in per l’ imbarco si reinventano camerieri di sala) senza una forte perplessità. Perplessità che si accrescono al pensiero dello «spiazzamento» che questo forzato ingigantirsi degli organici occupazionali provocherebbe sugli attuali disoccupati meridionali (che tali sono anche se parlano più lingue) e sulla cosiddetta disoccupazione scoraggiata.

Desta comunque impressione negativa vedere le imprese del Sud considerate come serbatoi di collocamento a prescindere da alcun ragionamento sulla loro produttività. Quasi fossero considerate una sorta di Gepi vecchio stampo. Ai nuovi problemi che si profilano, c’ è da aggiungere criticità e debolezze già datate. Una parte della Sicilia nord occidentale ha difficoltà di accesso sia all’ aeroporto di Catania sia a quello di Palermo. Un polo turistico importante, come quello della Costa Saracena dei Nebrodi e delle Isole Eolie, che in assenza di una struttura aeroportuale ( peraltro già prevista e progettata nella piana di Torrenova ), intanto deve essere raggiunto unicamente per mare ( quando vi sono le condizioni meteo ), con tanti saluti alla destagionalizzazione.

Lo stesso accesso alla Sicilia ( attraversamento dello Stretto ) diventa sempre più difficoltoso ( e costoso ) come pure l’ aeroporto di Reggio Calabria ( in crisi di gestione ) sta progressivamente perdendo funzioni utili a quella parte della Sicilia da cui lo separa un breve tratto di mare. Si pensa al ponte sullo stretto ma intanto non si è riusciti a progettare, finanziare, realizzare un piccolo pontile in prossimità dell’ aeroporto cui potrebbero attraccare aliscafi dalle isole Eolie, da Messina, Taormina, da una significativa quota dei paesi rivieraschi del Tirreno.

Fa piacere che tra gli imprenditori della cordata che ha finanziando la nuova Alitalia siano presenti tanti siciliani, sicuramente impegnati già da adesso a esaminare il piano industriale della nuova compagnia tenendo a mente i «bisogni» della loro terra. Anche se tra profitto e consenso sociale sceglieranno sicuramente il primo. Una terra nella quale, al momento, si pensa ad almeno altri tre aeroporti da realizzare ( Agrigento, Sant’ Agata-Torrenova, Isole Eolie).

Quì occorre una buona politica, capace intanto di difendere e conservare - sarebbe già tanto - i collegamenti gestiti dalla compagnia di bandiera da e per la Sicilia. A forte rischio se la nuova Alitalia si trasformasse - come si teme - in « compagnuccia di bandiera ».

GIAMMILLARI Salvatore Scrive Al Governatore LOMBARDO Per l’Aeroporto


6:11 pm on Wednesday, 28 January 2009 

Non molla mai uno dei più attivi componenti del Comitato Aeroporto delle EOLIE & NEBRODI, ( SALVATORE GIAMMILLARI di anni 89 ), che ai meritati ozi della pensione, ( lui che ha sofferto da giovane la prigionia per servire la Patria ), nei tremendi campi di concentramento, ancor oggi “combatte” per una giusta causa, fuori dalle ideologie politiche dell’appartenenza, dopo aver inviato una missiva al Presidente della Repubblica NAPOLITANO, ora si accinge a scrivere una lettera congiunta al Presidente della REGIONE Siciliana e per conoscenza al Presidente della PROVINCIA Ricevuto, pur di denunciare l’emarginazione cui è stata relegata l’area Tirrenica e dei Nebrodi, certo non si può dire che usi il politichese, chiamando le cose col proprio nome, ( senza sè e senza ma ). Il sottoscritto, naturalmente condivide appieno queste iniziative, comunque giuste e significative, pur di scrollare il “tran-tran” della politica, che spesso dirottata per ovvi motivi, su cose meno essenziali e necessarie.

Capo d’Orlando (ME) 28/Gennaio/2009

Carmelo Giovanni PORTALE, Presidente Comitato aeroporto “Eolie & Nebrodi”

L’ironia della stampa francese: «Air France-Alitalia? Merci Silvio»


3:58 pm on Wednesday, 14 January 2009 

Alitalia è più forte, senza debiti. E l’operazione è costata 3o0 milioni invece di 1,2 miliardi di euro

PARIGI - «Merci Silvio». Grazie Silvio, l’ironia è tagliente sin dal titolo. Per la stampa francese la soluzione del lungo inseguimento ad Alitalia si è trasformata quasi in una marcia trionfale per Air France-Klm e per il suo «caparbio» timoniere, Jean-Cyrill Spinetta. Grazie soprattutto all’intervento di Silvio Berlusconi.

ITALIANITA’ - Il premier italiano, si legge in un editoriale del quotidiano economico transalpino, firmato da François Vidal, sarebbe il principale protagonista della trasformazione di un avventura pericolosa in un buon affare per la compagnia francese. Come? Grazie all’affossamento della precedente offerta, apprezzata e avallata dal governo di Romano Prodi, e ben più dispendiosa per i transalpini. «Ci si può domandare - scrive il quotidiano - se Silvio Berlusconi non abbia reso un ottimo servizio nell’aprile del 2008 contribuendo ad affossare la precedente proposta di acquisto di Alitalia da parte di Air France, per 1,5 miliardi di euro, in nome dell’italianità».

COMPAGNIA RISANATA - E non è solo una questione di prezzo, anche se spendere 300 milioni per il 25% della compagnia italiana invece di 1,5 miliardi di euro non è certo un risultato di poco conto. Il fatto più importante, per il giornale francese, è che Alitalia non è più la compagnia colabrodo di pochi mesi fa: «Alitalia - si legge - ha già operato una parte importante della propria ristrutturazione. Non perde più un miliardo di euro al giorno, si è liberata dai propri debiti (accollandoli allo Stato, ndr) e si è rafforzata sul mercato nazionale grazie alla fusione con AirOne».

Insomma, niente male, visto che con l’alleanza Air France ottiene anche altri risultati: completa la propria rete continentale di grandi snodi («hub»), sommando a Parigi e Amsterdam anche Roma (Malpensa non è neanche citata) e entra da protagonista in un mercato di 24 milioni di passeggeri, di cui almeno 11 di viaggiatori internazionali. «Certo - conclude Vidal - restano da gestire le difficili relazioni con i sindacati». Ma lamentarsi sarebbe davvero troppo.

14 gennaio 2009 corriere.it

Un 2009 di Buon Auspicio Per Messina Ma…. si Riparte Dalla “provincia”


5:51 pm on Sunday, 11 January 2009 

Nel prossimo futuro il territorio di Messina e provincia potrà “volare”. Molto presto sarà possibile realizzare l’aeroporto dei Nebrodi e delle Eolie a Torrenova (ME).

Questa importante infrastruttura rappresenta l’ultima spiaggia per lo sviluppo di tutta La provincia di Messina e non solo , l’opera verrà realizzata nell’unico punto riconfermatosi idoneo in tutta la fascia costiera ( tirrenica ), cioè nella piana di “Zappulla”, un tempo zona agricola, oggi semi abbandonata. Se volerà il territorio dei Nebrodi ( mare-montagna ), volerà contestualmente l’intera economia e la vita anche delle vicine “Isole Eolie”, ( primo polo turistico estivo ), del Mediterraneo e scenario di mete dei magnate di tutto il mondo occidentale e nell’ultima estate anche degli Emirati Arabi.

Intanto Palazzo dei Leoni fa sapere in un comunicato stampa che è giunto nei giorni scorsi, dopo Natale, un Decreto di Finanziamento relativo al primo dei tre anni, di appalti dei lavori previsti dalla legge 296-2006, con 51 mln di Euro, che il Governo Nazionale con un provvedimento parziale destinerà ad espletare le gare d’appalto dei vari progetti esecutivi e quelli di somma urgenza.

L’aeroporto di Torrenova sarà incastonato in un punto strategico con impatto leggero sul territorio, per creare una perfetta sinergia ed intermodalità tra stazione ferroviaria che potrà essere rilanciata, lasse viario del mare, già in fase di inizio lavori, la vicina l’autostrada e i due porti di Sant’Agata di Militello e Capo d’Orlando in fase di completamento, da dove potranno essere allocati quattro unità del modernissimo “ EarthRace ”, una sorta di aereo del mare, che vola praticamente a pelo d’acqua, “wave piercing” (o “perforatore d’onda”) di 78 piedi che utilizza esclusivamente carburante biodiesel 100%.

Chiuso e blindato come un aereo, con un perfetto profilo idrodinamico, che gli consente di affrontare le traversate per ogni dove, con qualsiasi tipo di meteo, ottimizzando anche i consumi di carburante ( 2 galloni ), di carburante che spingerà la barca per circa 9 miglia! ha già attraversato i tre maggiori oceani, doppiando le 24.000 miglia nautiche intorno al mondo, ad una velocità massima di 50 nodi, la grande novità e che non inquina perché funziona ad energia rinnovabile e bio-diesel.

Soprattutto potrà essere usato come collegamento stabile per il vicino arcipelago delle isole Eolie, che è stato proprio in questi ultimi giorni protagonista con gli abitanti e pendolari, di una eclatante presa di posizione proprio per il motivo del suo crescente isolamento, che ha spinto tutti i sindaci manifestare a Roma.

Earthrace è lungo 24 metri ed è munito di un motore di 540 cv che permette di mantenere una velocità di 45 kmh per percorrere le circa 24000 miglia del percorso nel tempo stabilito. Costato ben 2 milioni di euro il futuristico trimarano è in grado anche di “penetrare” nelle onde fino a 7 metri di profondità. In ultimo, una particolarità veramente curiosa di questa impresa tutta all’insegna del rispetto ambientale.

La forma sembra quella di una delle imbarcazioni uscite dai romanzi di Jules Verne. Invece l’Earthrace è il prodotto di una sofisticatissima tecnologia che ha permesso a questo eco-battello di frantumare un record mondiale di velocità: nel giugno scorso ha circumnavigato il globo e percorso le 24mila miglia nautiche nel minor tempo mai registrato da un motoscafo, utilizzando solo ed esclusivamente biodiesel rinnovabile, concepito per gli oceani impetuosi senza assist, sarà tutto più semplice nei nostri mari.

La Earthrace, il motoscafo più ecologico al mondo.

Progettato per avere un’impronta ecologica pari a zero ed alimentato al 100% da biodiesel, dovrebbe migliorare il precedente record di circumnavigazione del globo di ben 10 giorni, in appena 65 giorni, rispetto ai precedenti 74 giorni, 23 ore e 53 minuti , record detenuto dall’imbarcazione britannica nel 1998. Il motoscafo è stato costruito ( in canapa mista al carbonio ), ed utilizza vernice antinquinante completamente atossica. La forma dello scafo, riduce il consumo di carburante rispetto ai modelli tradizionali, la pompa di sentina ha un filtro che elimina ogni forma di olio prima di espellere in mare, il costo del prototipo è di circa 650.000 dollari,

Testato ad Auckland, contro onde di 12 metri, ha retto anche ai venti a 80 nodi dello stretto di Cook e alle tempeste della costa ovest della Nuova Zelanda: dimostrazione che può reggere condizioni marine estreme.

E’pronto a ripartire con la sua avveniristica imbarcazione il navigatore neozelandese Pete Bethune che si propone ancora una volta, dopo un primo tentativo fallito, di effettuare il giro del mondo in 65 giorni, cercando di battere così il record di circumnavigazione che risale al 1998 e che è stato effettuato in circa 75 giorni da una imbarcazione britannica.


Oraha attraccato a Sydney, ma sta facendo un “tour promozionale” nel Pacifico per dimostrare che le fonti di energia alternativa funzionano davvero. Sin dal primo tentativo di EarthRace, il team di progettazione è stato sempre impegnato per progettare applicazioni per le imbarcazioni a basso impatto ambientale sviluppando oli lubrificanti e di fluidi idraulici biodegradabili, derivati dall’olio di canola completamente rinnovabili ed atossici. Inoltre, la forma dello scafo estremamente efficiente, riduce il consumo di carburante rispetto ai modelli tradizionali.


(Informazioni su Earthrace:)

Earthrace è una iniziativa no-profit, è anche l’imbarcazione ed il personale di terra del quartier generale di Londra, ed il personale di bordo sono tutti volontari provenienti da tutto il mondo, per manifestare contro le guerre, mentre giova attenzionare sempre più spesso che il mondo ha bisogno di sviluppo e infrastrutture per promuovere il turismo tra le diverse civiltà.

Sagunto (Spagna) – Horta (Azzorre) – San Juan (Porto Rico) – Colon (Panama) – Manzanillo (Messico) – San Diego (USA) – Maalaea Harbor, Maui (Hawaii) – Majuro (Isole Marshall) – Koror (Palau) – Singapore – Kochi/Cochin (India) – Salalah (Oman) – Port Said (Canale di Suez, Egitto) – Sagunto (Spagna).

Capo d’Orlando (ME) 11/ Gennaio /2009
Carmelo Giovanni PORTALE Presidente Comitato aeroporto Eolie & Nebrodi

La Scomparsa Del Buon SENSO


2:25 pm on Wednesday, 17 December 2008 

” Comitato degli Italiani all’Estero di Toronto”
Il Com.It.Es., Comitato degli Italiani all’Estero, opera nella circoscrizione consolare di Toronto (Canada), che comprende l’Ontario (con l’esclusione di Ottawa che è circoscrizione autonoma), il Manitoba ed i Territori del Nord-Ovest

http://www.comitestoronto.org/

Quel «buon senso» che fa dire e fare «cose sensate» è oramai un caro estinto soppiantato dall’insensato, dall’insensatezza e dal «dementismo » (ahimè, una demenza giovanile assai più che senile). Chi ha ucciso il buon senso? E perché? Lo dirò man mano. Intanto illustriamo il problema con tre casi esemplari di insensatezza: nel nostro piccolo, il lungamente perseguito e pressoché riuscito suicidio dell’Alitalia; e, nel più grande mondo circostante, l’ostruzionismo politico e demagogico solo per dire no alla realizzazione essenziale di infrastrutture nella Sicilia tirrenica e il crescente, e anch’esso insensato, «rigelo » nei rapporti tra Washington e Mosca.

Quella dell’Alitalia era una morte preannunziata — e anche più che meritata — da almeno un decennio. Né sarebbe stato un suicidio inedito. Negli Stati Uniti la Twa (Trans World Airlines) è stata uccisa proprio dal suo personale di volo; e fu anche fatta tranquillamente fallire, come si fa nei Paesi seri.

In Europa, e più di recente, alcune rispettabili compagnie di bandiera, come la Swissair e la Sabena, sono come qualmente passate in altre mani. Anche la Svizzera avrebbe avuto come noi l’alibi del turismo; ma che io sappia nessuno l’ha invocato e i turisti, mi dicono, ci sono ancora. Allora, chi ha messo in testa ai nostri piloti e alle vociferose hostess che ancora l’altro giorno esultavano gridando «meglio falliti che in mano ai banditi » (leggi: Colaninno) che Alitalia era una vacca sacra, una voragine mangiasoldi che però nessuno avrebbe osato toccare? Forse nessuno. Forse tra le nostre aquile e aquilette «selvagge» non ci sono più teste in grado di usare la testa. Certo è che fino alla ventitreesima ora dell’ultimo giorno chi ha pensato (male) per tutti è stata la casta dei piloti, l’Anpac; ben assistita, si intende, dalla Cgil e altri protettori politici. E ancor più certo è che il buon senso avrebbe affrontato e risolto il caso Alitalia da gran tempo. Se, appunto, il buonsenso esistesse ancora.

L’altro caso, dicevo, è quello dell’aeroporto delle Eolie a Torrenova (ME), che a quanto ne so da oltre oceano, ci sarebbero le condizioni per realizzarlo ancora adesso, sappiamo che attorno a questo caso si è scatenata una battaglia popolare, oltre che politica, quella politica che non parla il politichese, ma che impregnata nel proprio provincialismo marginale non ha capito che chi ancor oggi lotta per la causa dei Nebrodi è certamente un fuori classe che ha gli attributi e le idee chiare, come dire è anni luce avanti ai propri concittadini, questi eroi del popolo vanno incoraggiati a non mollare mai, altrimenti la più grande battaglia per il loro futuro sarebbe perduta, quindi esortiamo questo eccezionale comitato a fare il miracolo tanto atteso.

Il terzo caso da una forte attenzione al deterioramento dei rapporti tra Stati Uniti e Russia. Era inevitabile? No. A mio avviso era evitabile e assolutamente da evitare. E la colpa di chi è? Per Salomone sarebbe stata per metà di Bush e per metà di Putin. Per il grosso degli occidentali è soprattutto di Putin. Per i meno, che mi includono, la colpa è invece soprattutto di Bush e dell’«ideologismo democratico» che oggi imperversa incorporato nell’altrettanto imperversante contesto del politicamente corretto.

Sia chiaro: la teoria della democrazia liberale non è, in quanto tale, un’ideologia, visto che è una teoria che ha funzionato in pratica, che si è realizzata nel mondo reale, mentre le ideologie sono (come le utopie che le hanno precedute) teorie senza pratica che clamorosamente falliscono nell’attuazione (vedi per tutti l’Urss), e che sopravvivono come fedi, come un pensiero che nessuno ripensa più, come un ex pensiero fossilizzato.

Dunque la teoria della democrazia è una cosa, e l’ideologismo democratico che è esploso nel ‘68 e che ne proviene, è tutt’altra cosa. La prima ha fatto le democrazie, la seconda semmai le disfa. Ciò premesso, oggi l’urgenza è di stabilire e ristabilire senza paraocchi ideologici la realtà dei fatti, la realtà della «forza delle cose». E il fatto è che il mondo nel quale stiamo vivendo è il mondo più pericoloso nel quale l’uomo sia mai vissuto.

In parte perché stanno proliferando armi di distruzione di massa che ci potrebbero sterminare tutti; e in parte perché la dissennata crescita della popolazione (che il buon senso anche a questo effetto avrebbe dovuto impedire) ha innescato una sequela di altre crisi: dell’acqua che manca, del clima, delle risorse energetiche. E quest’ultima è la crisi più esplosiva del momento, visto che sta ridisegnando la mappa del potere mondiale tra chi dispone di petrolio e di gas e chi no. Gli Stati Uniti di petrolio ne hanno poco, l’Europa quasi punto. Invece la Russia ne ha. Ne hanno anche, si sa, il Venezuela, la Nigeria, l’Iran e alcuni Stati arabi del Medio Oriente; ma sono tutti Stati o traballanti o ostili e infidi.

Il buon senso suggerisce, allora, che la Russia di Putin è, per l’Occidente, un alleato indispensabile. Se Putin venisse indispettito oltre misura, potrebbe chiudere i suoi rubinetti e l’Europa sarebbe in ginocchio in due mesi, gli Stati Uniti in gravi difficoltà entro sei.

Eppure il presidente Bush sta facendo di tutto per indispettirlo. È lui che per primo ha violato le intese indebitamente consentendo l’indipendenza del Kosovo; è lui che si propone di avvicinare i suoi missili intercettori ai confini della Russia, è lui che vuole incorporare nella Nato i Paesi dell’Europa orientale, è infine lui che sotto sotto ha incoraggiato la Georgia a sfidare Putin. Insomma Bush si comporta come se lui fosse il gatto e Putin il topo. L’acume di Bush mi è sempre sfuggito. Ma quando ho conosciuto Condoleezza Rice in panni accademici, lei era davvero intelligente (a detta di tutti). Pertanto quando una decina di giorni fa ha dichiarato che la crisi del Caucaso lascia la Russia «isolata e irrilevante» sono restato di stucco.

Possibile che il potere logori anche l’intelligenza delle donne? Davvero gli Stati Uniti credono di poter condizionare Putin con rappresaglie finanziarie e bloccandone l’ingresso nell’Ocse e nel Wto? Eccezion fatta per il formidabile potere deterrente del suo arsenale atomico, a tutti gli altri effetti gli Stati Uniti sono oramai, al cospetto della Russia (e anche della Cina) una tigre di carta. E questa è la realtà.

Beninteso io rispetto e mi sento anche debitore dello zelo missionario degli americani atteso a promuovere la democrazia nel mondo. Ma sono spaventato da uno zelo missionario che cade in mano a un «ideologismo democratico» di marca Sessantottina che, appunto, stravolge ogni buon senso.

Prof. Giovanni Sartori, Toronto Ontario Canada
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Inserito: il 17/Dicembre/2008 Capo d’Orlando (ME)
da Carmelo Giovanni PORTALE Presidente Comitato Aeroporto Eolie& Nebrodi

Vogliamo L’aquila d’Acciaio: E la Sicilia Sempre Più Collegata


2:24 pm on Monday, 15 December 2008 

“ Egypt Air “ ha annunciato i nuovi collegamenti per Catania da Il Cairo, Luxor e Sharm El Sheik. Con questo espediente i Siciliani non dovranno più passare ( dal nord ), per volare in Africa ed in Oriente. “ Egypt Air ” è infatti membro della “ Star Alliance ” e condivide i codici con le più importanti compagnie aeree del mondo.

A questo si aggiunge anche il recente annuncio di Ryanair, la compagnia aerea lowcost, leader in Europa, che da maggio 2009 baserà due aeromobili presso l’aeroporto di Trapani.

Le nuove rotte di Ryanair collegheranno Trapani con Parigi ( Beauvais ), Bruxelles ( Charleroi ), Oslo ( Torp ), Treviso e Torino, mentre quelle già esistenti verso Roma e Milano verranno incrementate, rispettivamente, a due voli ed un volo al giorno, mentre da febbraio 2009 sarà anche inaugurata la tratta Trapani-Malta.

Ryanair baserà due nuovissimi Boeing 737-800 a Trapani, che opereranno 15 rotte da/per l’aeroporto siciliano occidentale, secondo le stime della compagnia saranno trasportati oltre un milione di passeggeri all’anno, con un indotto di circa 1.000 posti di lavoro, oltre quello che si svilupperà nei servizi esterni.

La Sicilia già nel lontano 2003 propose l’idea di una compagnia aerea tutta siciliana che prendesse in seria considerazione l’aeroporto di Comiso e, le future infrastrutture aeroportuali che dovevano essere realizzate con le relative rotte, se mai fossero realizzati altri due importanti aeroporti: nella provincia di Agrigento e uno nella zona nebroidea, in provincia di Messina, ma, a parte le proposte, si è realmente intrapreso un reale percorso in quella direzione, lavorando seriamente a questo ambizioso obbiettivo.

Bruxelles, 6 luglio 2006, L’annuncio dell’allora ( Governatore ), Presidente Cuffaro, di voler costituire una compagnia aerea siciliana di “ bandiera ” ci ha lasciato per un verso un po’ soddisfatti ma anche molto perplessi. Sarà stato vero? O era l’ennesima boutade propagandistica come quando tirava fuori pezzi di Statuto minacciando di applicarli per poi lasciare tutto come prima?
O sarebbe servito per imbarcare “precari” a spese del pubblico o per insidiare non l’Alitalia, ( che lo avrebbe meritato eccome ) ma magari la nostrana “ Wind Jet “, che senza tanto clamore una qualche risposta ai nostri disagi negli spostamenti li ha dati.

Né abbiamo già ampiamente parlato, ma qui davvero diamo una sterzata alla nostra battaglia per la dignità della Sicilia: le compagnie nazionali sono fuggite sempre davanti alla cenere lavica? Bene, se ne vadano; e per sempre. Si costituisca, invece, una compagnia aerea che sia al servizio dell’Arcipelago Siciliano, per tutti i siciliani residenti dell’Isola e all’estero, ma, per carità, lasciamo da parte gli esperimenti alla Crispino; ripercorrere le strade di fallimenti altrui non avrebbe senso.

Quindi, via al progetto, come? Attraverso un capillare azionariato diffuso tra tutti i siciliani, ” di qua e di là dei monti “, che separano l’isola, affinché siano loro i padroni dei loro aerei e non avventurieri di ogni genere, la Regione e tutti gli Enti locali dovrebbero, a mio avviso, fare loro quest’iniziativa, ma sappiamo benissimo che non lo fanno perché ( alcuni ), troppo distratti dalla “mala politica”.

Quello che si chiede alla politica è un dignitoso passo indietro per dare spazio ai “migliori” nella gestione della cosa pubblica, evitando la solita “bagare”, a qualcuno questa proposta piacerà chiamarla, come altre volte è successo, provocazione, ma sono certo che le provocazioni sono ben altre.

Se si costituisse la nostra compagnia aerea, sceglieremmo l’altro simbolo storico della Sicilia, l’Aquila; quell’Aquila che sventolava nei nostri stendardi e si coniava sulle nostre monete fino alla catastrofe del XIX secolo e che quasi nessuno ricorda più, quale simbolo più adatto al volo? E anche il nome sarebbe importante: Eagle-Sicily, Air-Sicily, Sicilia-fly, o qualcosa del genere…

Finirebbero le umiliazioni ed i costi aggiuntivi per tutti coloro che volano da e per la Sicilia, oggi costretti a passare per la Penisola a prezzi proibitivi e con cancellazioni impreviste, se fosse solo per l’Alitalia, anche per andare a Tunisi o a Malta o in Sardegna. Finirebbe l’isolamento economico e culturale della Sicilia, ( solo virtualmente oggi al centro del Mediterraneo ), e la “ questione Siciliana “, riceverebbe una spallata formidabile. Con la costituzione di piccole quote pro-capite, ci si affrancherebbe da tutte le schiavitù sin qui patite, ma a patto che la politica resti appannaggio dei politici. In giro ci sono molti ( ed in Sicilia troppi ) incapaci messi ai posti di comando per motivi clientelari.

I siciliani della diaspora raccoglierebbero subito la sottoscrizione necessaria al “decollo” dell’iniziativa, ma intanto stiamo a vedere.

Capo d’Orlando ( ME ) 15/Dicembre/2008
Carmelo Giovanni PORTALE Presidente Comitato aeroporto Eolie & Nebrodi

” Bye Bye ” Aeroporto di Barcellona-Milazzo


2:22 pm on Saturday, 6 December 2008 

BARCELLONA. Duecentottanta milioni di euro. Ammonta a tanto il costo delle opere dell’Aeroporto della Valle del Mela previsto in contrada Camicia, a cavallo tra Barcellona e Milazzo. Una cifra ben al di sopra dei 50 milioni di euro preventivati dalla passata amministrazione provinciale Leonardi che, di fatto, rischia di bloccare definitivamente l’iniziativa di uno scalo messinese.

Il costo dell’opera è contenuta nel progetto di fattibilità redatto dal dirigente del 6° Dipartimento - 3° Ufficio dirigenziale Infrastrutture Francesco Alibrandi all’attenzione del presidente Nanni Ricevuto. Due, in realtà, le fasi previste negli elaborati. La prima di 223 milioni 500 mila euro (di cui 164 milioni 800 mila a base d’asta). Le somme più corpose sono 70 milioni 350 mila euro per il “rilevato non pavimentato”; 53 milioni 600 mila euro per la realizzazione dell’impalcato necessario alla copertura del torrente Mela; oltre 15 milioni di euro per gli espropri.

La seconda ipotesi (fase 1 + fase 2) prevede anche la realizzazione delle opere e il completamento della taxi way per la porzione che si diparte dal piazzale di sosta degli aeromobili fino alla testata della pista. Complessivamente 280 milioni 200 mila euro.

Il progetto nasce sulla scorta di uno studio di prefattibilità ambientale di uno scalo portuale elaborato dal professionista esterno Francesco Karrer che ha avuto l’incarico dal presidente Salvatore Leonardi nel dicembre 2007. A febbraio di quest’anno, invece, è stato costituito uno staff interno per le attività di supporto al professore romano composto dall’architetto Roberto Siracusano, dall’ingegnere Salvatore Ferrara, dal geometra Roberto Coppola e dal geologo Biagio Privitera.

Responsabile unico del procedimento è stato designato l’architetto Francesco Alibrandi. Lo studio di prefattibilità ambientale del ( professore Karrer ), dal quale è emersa la fattibilità ambientale dell’opera nel sito barcellonese è arrivato a giugno che non teneva conto dei costi pribitivi.

«L’opera è inserita nel piano triennale delle opere pubbliche di questa Provincia per l’importo presunto di 50 milioni di euro- si legge nella determina dirigenziale 4 del 6 novembre - ma occorre a tal proposito precisare che la spesa scaturente della redazione del progetto preliminare è notevolmente superiore alle previsioni in quanto in questa fase progettuale sono state attentamente esaminate e contabilizzate alcune voci di spesa di notevole incidenza sul totale che precedentemente non sarebbe stato possibile quantificare».

L’argomento a Palazzo dei Leoni viene trattato con freddezza. Non fa parte dell’agenda politica nè del presidente, tantomeno del consiglio provinciale. A chiarire la questione l’assessore alle Partecipate e all’Area dello Stretto Michele Bisignano.

«Questo ente non fa nemmeno parte della società Aeroporto del Mela”, gli unici soci sono Camera di Commercio e Asi. Dunque, non è una questione che riguarda principalmente noi. << Mi chiedo, inoltre, come sia stato possibile affidare la redazione del progetto ad un nostro ufficio se non facciamo parte della società >>, ( sentenzia il braccio destro del presidente ).

L’architetto Alibrandi non intende entrare nel merito dell’argomento. «Dal progetto si evince chiaramente che ci sono tutti i requisiti tecnici per realizzare lo scalo aeroportuale in quel sito - spiega - ora si tratta di una scelta politica.

Per quanto riguarda i fondi si potrebbe prendere in seria considerazione di utilizzare la forma del project financing, estendendo il bando al di fuori dei confini nazionali. Per quanto mi riguarda ho avuto l’incarico ufficiale dalla passata amministrazione e come sempre mi sono prestato a eseguirlo, (che lo ha inserito nel Piano strategico territoriale) e ho portato a compimento le direttive. ( Tutto il resto esula dalle mie competenze ).

L’amministrazione Ricevuto, in realtà, punta molto su un accordo di programma con la Provincia di Reggio Calabria che prevede la programmazione strategica del territorio nel settore dei trasporti e del turismo. Per quanto riguarda l’aeroporto questo significa un nuovo ruolo di Messina nell’ambito anche dell’Aeroporto dello Stretto di Reggio Calabria.

La Sogas, che gestisce l’aeroporto “Tito Minniti”, si avvia ad una parziale privatizzazione che implica la cessione del30% delle quote ai privati e una redistribuzione di quanto rimarrà si soci pubblici. Attualmente la Provincia Regionale di Messina detiene lo 0,4164% del capitale.

Certo si tratta di uno scalo minore con pochissimo traffico e uno scarso appeal. Gli ultimi dati disponibili relativi al traffico di settembre parlano di 52 mila unità con un calo dell’8%. Il presidente Ricevuto, giovedì scorso, ha firmato un protocollo assieme a Comune, Università e Camera di Commercio per la costituzione di una Autority per la programmazione strategica e lo sviluppo economico e territoriale dell’Area dello Stretto.

Capo d’Orlando ( ME ) 05/Dicembre/2008
Carmelo Giovanni PORTALE Presidente Comitato Aeroporto Eolie & Nebrodi

Nuovo “ Volto “ Per L’Aeroporto Di Trapani Birgi


2:22 pm on Sunday, 23 November 2008 

Si avviano alla conclusione i lavori di riqualificazione dell’aeroporto internazionale “ Vincenzo Florio “, di Trapani-Birgi, per un investimento complessivo di 20 milioni di euro.

I risultati raggiunti sono eccellenti, infatti a discapito di un trasporto su ferrovia che funziona male, dismette e non investe nel trasporto veloce a beneficio di un maggiore auspicato turismo, il trasporto aereo mira a rendere sempre maggiori servizi di alta qualità, questo è quanto dichiarato da Vito Riggio, presidente Enac, ( che solo da poco ), sostiene anche l’idea delle medie e piccole strutture aeroportuali, essenziali per quei nuovi servizi specifici.

L’aeroporto Vincenzo Florio, tende a garantire una sicurezza adeguata ai più alti standard internazionali e consentire la massima autonomia di esercizio , infatti questa struttura insieme all’aeroporto di Palermo, costituisce il polo aeroportuale occidentale della Sicilia.

Intanto il traffico nell’aerostazione è cresciuto esponenzialmente, in termini di voli e passeggeri, ( solo nel 2007 il traffico passeggeri a registrato una crescita del 62% rispetto all’anno precedente, prima erano assicurati dal vettore Air Bee, ora si punta sul vettore low cost Ryanair, che garantisce i due collegamenti aerei con ( Pisa e Dublino ), oggi sono arrivati a 12, sono destinati a crescere in modo significativo verso il nord Europa e Spagna

A questo si aggiunge la previsione di un flusso entro il 2012, di 3 milioni di passeggeri, che determinerà l’esigenza di nuovi servizi adeguati al mutato traffico, una scommessa che farà di Birgi lo scalo del futuro, non va dimenticato che nell’ultimo anno vanno aggiunti altri 1.962 passeggeri giunti con voli privati.

Dal punto di vista economico, la società di gestione “ Airgest “ con la direzione del Presidente Salvatore Ombra, ha creato una situazione finanziaria più solida, sicuramente si respira una ventata di rinnovato ottimismo che va sostenuto dall’intervento imprescindibile degli operatori turistici e dei comuni, che dovranno riuscire a fare sistema e con investimenti sulle infrastrutture intermodali, per garantire la continuità nello sviluppo del turismo in tutto il territorio isolano.

Bisogna guardare con attenzione a questi eccezionali cambiamenti che fanno intravedere per il prossimo futuro un’unica “ strada maestra “ per l’economia dei paesi affacciati nel bacino del basso mediterraneo, bisogna organizzarsi con attività di eccellenza, in futuro l’economia prevalente sarà il turismo, ma per far tutto questo ( anche noi nel nostro territorio ), dei Nebrodi dobbiamo creare la prevista struttura aeroportuale che farà sistema di un network globale.

Capo d’orlando ( ME ) 23 / Novembre / 2008
Carmelo Giovanni PORTALE Presidente Comitato Aeroporto Eolie & Nebrodi

Piloti Alitalia: Continua La Protesta “ Illegittima “


2:21 pm on Monday, 17 November 2008 

Roma- I lavoratori del “ fronte del no “ hanno votato una mozione per un ulteriore blocco del trasporto aereo, le cinque sigle sindacali ( Anpac, Unione Piloti, Anpav, Avia e Sdl ), non ci stanno, commentano all‘unanimità “ non è il momento “, intanto divampa sempre più aspro lo scontro tra Governo e piloti dell’Alitalia, che si preparano a cancellare voli per tutta la settimana continuando una forma di “ sciopero bianco “ nei maggiori aeroporti.

Quindi trasporto pubblico paralizzato, questo non è uno sciopero, per il quale si può provvedere diversamente, ma una vera e propria interruzione ( improvvisa ), del pubblico servizio, certamente non è una cosa che ci presenta a chi è, come all’estero abituati alla precisione, una cosa di cui non si può essere orgogliosi, ( e poi parliamo di riorganizzare il settore del turismo !!), ( secondo il mio modesto parere bisognerebbe licenziare immediatamente tutti coloro che stanno creando problemi ), questo non è sciopero; questa “ gente “, forse non si rende conto delle difficoltà che sta attraversando il Paese e, non pensano a coloro che un posto di lavoro non lo hanno per niente.

Nei giorni scorsi, nello scalo della capitale se ne sono viste di tutti i “ colori “, un folto gruppo di assistenti di volo, piloti e lavoratori di terra hanno bloccato, sedendosi a terra, l’ingresso del centro equipaggi Alitalia, con un azione illegittima che ha fatto scattare la precettazione da parte del Ministro Alteo Matteoli, mentre la Cai è pronta alla firma per il “ decollo “ della nuova società di gestione.

L’Enac apre un’inchiesta; Il presidente dell’Enac, Pof. Vito Riggio ha chiesto al Direttore generale Silvano Manera ( che ha origini paterne del comune di Castell’Umberto ), di istruire un inchiesta sui comportamenti in atto da parte del personale Alitalia a Fiumicino, per poter verificare se le violazioni al Regolamento Comunitario n. 261 del 2004 a tutela dei diritti dei passeggeri siano imputabili all’azienda, o nascano da comportamenti illegittimi, da portare all’attenzione della Commissione di garanzia.

Il Ministro Maurizio Sacconi commenta: che nessuna manifestazione sindacale, tanto più se condotta da minoranze poco rappresentative, può prendere in “ ostaggio “ un paese, questa paralisi improvvisa, che è in atto, deve essere rimossa e sanzionata, bisogna incaricare i prefetti per prevenire lo sciopero attraverso forme di precettazione, o di arbitrato, è doveroso in base all’articolo 40 della nostra Costituzione, che sancisce il diritto allo sciopero, anche di dare informazioni anticipate agli utenti circa il programma dei servizi interrotti e la consistenza alle adesioni, al disegno di legge delega sulla disciplina di tale diritto.

Passeggeri stranieri inviperiti, ( mai più in Italia ), non si possono lasciare donne in gravidanza e bambini piccoli in situazioni di disagio così grandi, i passeggeri sono stati costretti ad aspettare ore per la riconsegna dei propri bagagli già stivati sui voli cancellati, ( questa è l’Italia dei “ diritti “ ma non dei doveri ), qualche turista straniero ha commentato ai giornalisti: non vorrei che accanto al problema Alitalia, ci fosse un problema Italia.

A causa dei disservizi provocati da questo “ fronte del no “, che ha bloccato in modo sconsiderato, lo scalo di Fiumicino, anche un aereo cargo MD11 dell’Alitalia con un prezioso carico ( 10 miliardi di euro della Banca d’Italia, è rimasto fermo sulla pista con i rischi del caso.

Concludo sostenendo che queste persone, che pur godono di tanti privilegi, non hanno a cuore l’interesse dell’Italia, ma solo l’obiettivo di mettere in ginocchio questo meraviglioso Paese.

Capo d’Orlando ( ME ) 17 / Novembre / 2008
Carmelo Giovanni PORTALE Presidente Comitato Aeroporto Eolie & Nebrodi

“ I have a dream ”: Io Ho Davanti a Me Un Sogno ( Martin Luther king )


2:20 pm on Saturday, 15 November 2008 

Obama Come Martin Luther: Tutti gli afro-americani celebrano ancora chi è stato il leader dei diritti civili, oltre che il più giovane Premio Nobel per la pace, riconoscimento conferitogli, all’età di soli trentacinque anni, ( il suo motto era: abbiamo imparato a volare ma non abbiamo imparato l’arte di vivere come fratelli ).

Washington 17 Maggio 1957: viene fatto un pellegrinaggio dei neri, una lotta non violenta, per il pieno diritto di voto ai neri è una delle manifestazioni più importanti, ma il cammino è pieno di asprezze.

Celeberrimo è rimasto il discorso che Martin Luther King tenne il 28 agosto 1963 durante ( la marcia per il lavoro e la libertà ) davanti al “ Lincoln Memorial “ di Washington, nel quale pronunciò più volte la fatidica frase “ I have a dream “, ( io ho un sogno ),la lotta dei diritti civili viene approvata il 10 Febbraio 1964.

<< I have a dream: that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: “ we hold these truths to be self-evident, that all men are created equal “>>

<< Ho un sogno: che un giorno questa nazione si sollevi e viva pienamente il vero significato del suo credo: “ riteniamo queste verità di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali “ >>.

Martin Luther King fu assassinato a colpi d’arma da fuoco prima della marcia del 4 aprile 1968 su un balcone del Lorraine Motel di Memphis, Tennessee, il suo assassino, James Earl Ray, gli atti sono stati secretati fino al 2002 dall’amministrazione americana.

C’è una rivoluzione con l’arrivo di Barack Obama alla Casa Bianca, A New York in migliaia hanno festeggiato davanti allo schermo gigante di Times Square; esplosioni di gioia anche ad Harlem, “ capitale “ non ufficiale nera degli States.

Obama ritiene tra le altre priorità da affrontare, che gli Stati Uniti si impegnino nella lotta ai cambiamenti climatici e innescando un circolo virtuoso attraverso un accordo come “ Kyoto bis “ e propone la rinegoziazione internazionale sul clima, che rappresenterà il ritorno degli Usa sulla scena mondiale e, rafforzerà inevitabilmente la determinazione europea ad andare avanti.

Centralità che il senatore dell’Illinois non ha mancato di ribadire nel primo discorso pronunciato, “ sappiamo che le sfide che ci aspettano sono le più grandi della nostra vita: due guerre, un pianeta in pericolo, la peggiore crisi economica del secolo, però aggiunge che ci sono nuove energie da imbrigliare.

Intanto nei giorni scorsi tra l’altro, il neo Presidente Obama telefona ai grandi della terra, tra cui il nostro presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, “ lunga e cordiale la telefonata “, quindi le critiche del PD sulla battuta di Obama “ Abbronzato “ sono la dimostrazione che l’opposizione non ha niente da fare, ( come sostiene il Premier ).

Capo d’Orlando ( ME ) 15 / Novembre / 2008 Carmelo Giovanni PORTALE Presidente Comitato Aeroporto Eolie & Nebrodi

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( DAL TESTO ORIGINALE ):
“Io Ho Davanti a Me Un Sogno ”
( Discorso Pronunciato da Martin Luther King Washington, 28 Agosto 1963 ).

Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per la libertà nella storia del nostro paese.

Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama sull’Emancipazione.

Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia. Venne come un’alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività.

Ma cento anni dopo, il negro ancora non è libero; cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione; cento anni dopo, il negro ancora vive su un’isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale; cento anni dopo; il negro langue ancora ai margini della società americana e si trova esiliato nella sua stessa terra.

Per questo siamo venuti qui, oggi, per rappresentare la nostra condizione vergognosa. In un certo senso siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d’Indipendenza, firmarono un “pagherò” del quale ogni americano sarebbe diventato erede.

Questo “pagherò” permetteva che tutti gli uomini, si, i negri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della libertà e del perseguimento della felicità.

E’ ovvio, oggi, che l’America è venuta meno a questo “pagherò” per ciò che riguarda i suoi cittadini di colore. Invece di onorare questo suo sacro obbligo, l’America ha consegnato ai negri un assegno fasullo; un assegno che si trova compilato con la frase: “fondi insufficienti”. Noi ci rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau delle opportunità offerte da questo paese.

E quindi siamo venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci darà, a presentazione, le ricchezze della libertà e della garanzia di giustizia.

Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia; questo è il momento di levarsi dall’oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia.; questo è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza; questo è il tempo di rendere vera la giustizia per tutti i figli di Dio.
Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia.

Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunità negra non dovrà condurci a una mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca, perché molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e sono giunti a capire che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra libertà.

Questa offesa che ci accomuna, e che si è fatta tempesta per le mura fortificate dell’ingiustizia, dovrà essere combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo camminare da soli.

E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro. Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i diritti civili: “Quando vi riterrete soddisfatti?” Non saremo mai soddisfatti finché il negro sarà vittima degli indicibili orrori a cui viene sottoposto dalla polizia.

Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non potranno trovare alloggio nei motel sulle strade e negli alberghi delle città. Non potremo essere soddisfatti finché gli spostamenti sociali davvero permessi ai negri saranno da un ghetto piccolo a un ghetto più grande.
Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri figli saranno privati della loro dignità da cartelli che dicono: “Riservato ai bianchi”. Non potremo mai essere soddisfatti finché i negri del Mississippi non potranno votare e i negri di New York crederanno di non avere nulla per cui votare. No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente.

Ritornate nel Mississippi; ritornate in Alabama; ritornate nel South Carolina; ritornate in Georgia; ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri quartieri e ai ghetti delle città del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione può cambiare, e cambierà. Non lasciamoci sprofondare nella valle della disperazione.

E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno.

E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.

Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi.

Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York.

Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania.

Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve.

Risuoni la libertà dai dolci pendii della California.

Ma non soltanto.

Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia.

Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee.

Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice

risuoni la libertà.

E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: ” liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente”.

Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse appieno l’urgenza del momento.

Fonte: Ing. Giuseppe Petracca 15 / Novembre / 2008

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