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Un sogno da trasformare in realtà …

La NUOVA Alitalia nell’ attuale economia SICILIANA


6:15 pm on Thursday, 5 February 2009 

la repubblica

LA Repubblica — 02 febbraio 2009

C’è anche un interesse della Regione Siciliana alle strategie adottate dalla “nuova” Alitalia che sorgerà con l’ attuazione del progetto finanziario del quale si discute. Una questione è saltata subito all’occhio e riguarderebbe la priorità assegnata, nel disegno di rilancio, di nuove strutture aeroportuali dislocate sul territorio, oltre che all’ aeroporto di Catania che verrà potenziato, rispetto a quello di Palermo e di Trapani.

In questo caso priorità significa mantenimento di alcune tratte nazionali, in aggiunta a quelle usuali che consentono collegamenti con Roma e Milano. Se queste ulteriori tratte nazionali (che riguardano collegamenti con isole minori, Torino e altre città del Centro Nord) dovessero complessivamente ridursi, il taglio si tramuterebbe in un pesante effetto negativo per la Sicilia. Ancor più, nel momento in cui, probabilmente per un effetto di sovradotazione di incentivi disponibili, si sta puntando - nella nostra regione - su un turismo a cinque stelle.

Una tipologia di ricettività che attira un segmento di domanda i cui trasferimenti avvengono unicamente con un vettore aereo. Ridurre la frequenza di questo vettore, o affidarla unicamente a compagnie low cost, significa far perdere competitività al turismo siciliano ( oggi in forte recessione ), attenzionando il turismo a cinque stelle la cui offerta non si rivolge certo al popolo (low cost) dei charter.

Seconda preoccupazione:
La riserva prospettata dello scalo di Milano Linate unicamente ai voli da e per Roma significa accrescere significativamente i costi di trasporto per un siciliano che debba appunto recarsi al Nord. Sia in termini economici ma soprattutto in termini di tempo. Né si può sperare in altre compagnie concorrenti che operino nella nostra regione su Milano Linate visto che, con una singolare provvedimento di sospensione delle regole anti-monopolio, su Milano Linate potrà atterrare (da Roma) solo la “nuova” Alitalia.

Tra le rassicurazioni fornite sulle ricadute del piano, in riferimento alla ri-occupazione degli esuberi, si parla di un bonus fiscale assegnato alle imprese private del Sud che li vorranno assumere. E questo nella certezza che il mercato del lavoro del Centro Nord sia abbastanza dinamico da poter riassorbire qualunque eccedenza di offerta. Supponiamo pure che questa seconda tesi sia corretta.

Le imprese private del Sud dovrebbero disputarsi i dipendenti ex Alitalia quindi sia perché incentivati da un bonus, sia perché, come è stato detto, la gran parte dei futuri dipendenti ex Alitalia è plurilingue. è davvero un campionario di sciocchezze quello esposto. Intanto, il bonus fiscale in questione lo pretenderebbero tutte le imprese, a prescindere dalla loro collocazione nel territorio.

In secondo luogo, il sapersi esprimere in più lingue é una competenza preziosa per alcuni settori (quello turistico, ad esempio) ma non certo in altri. Sicché non possiamo pensare a questa manovra di reclutamento messa in atto dal turismo meridionale (gli addetti al check-in per l’ imbarco si reinventano camerieri di sala) senza una forte perplessità. Perplessità che si accrescono al pensiero dello «spiazzamento» che questo forzato ingigantirsi degli organici occupazionali provocherebbe sugli attuali disoccupati meridionali (che tali sono anche se parlano più lingue) e sulla cosiddetta disoccupazione scoraggiata.

Desta comunque impressione negativa vedere le imprese del Sud considerate come serbatoi di collocamento a prescindere da alcun ragionamento sulla loro produttività. Quasi fossero considerate una sorta di Gepi vecchio stampo. Ai nuovi problemi che si profilano, c’ è da aggiungere criticità e debolezze già datate. Una parte della Sicilia nord occidentale ha difficoltà di accesso sia all’ aeroporto di Catania sia a quello di Palermo. Un polo turistico importante, come quello della Costa Saracena dei Nebrodi e delle Isole Eolie, che in assenza di una struttura aeroportuale ( peraltro già prevista e progettata nella piana di Torrenova ), intanto deve essere raggiunto unicamente per mare ( quando vi sono le condizioni meteo ), con tanti saluti alla destagionalizzazione.

Lo stesso accesso alla Sicilia ( attraversamento dello Stretto ) diventa sempre più difficoltoso ( e costoso ) come pure l’ aeroporto di Reggio Calabria ( in crisi di gestione ) sta progressivamente perdendo funzioni utili a quella parte della Sicilia da cui lo separa un breve tratto di mare. Si pensa al ponte sullo stretto ma intanto non si è riusciti a progettare, finanziare, realizzare un piccolo pontile in prossimità dell’ aeroporto cui potrebbero attraccare aliscafi dalle isole Eolie, da Messina, Taormina, da una significativa quota dei paesi rivieraschi del Tirreno.

Fa piacere che tra gli imprenditori della cordata che ha finanziando la nuova Alitalia siano presenti tanti siciliani, sicuramente impegnati già da adesso a esaminare il piano industriale della nuova compagnia tenendo a mente i «bisogni» della loro terra. Anche se tra profitto e consenso sociale sceglieranno sicuramente il primo. Una terra nella quale, al momento, si pensa ad almeno altri tre aeroporti da realizzare ( Agrigento, Sant’ Agata-Torrenova, Isole Eolie).

Quì occorre una buona politica, capace intanto di difendere e conservare - sarebbe già tanto - i collegamenti gestiti dalla compagnia di bandiera da e per la Sicilia. A forte rischio se la nuova Alitalia si trasformasse - come si teme - in « compagnuccia di bandiera ».

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