AeroportoDelleEolie.it

Un sogno da trasformare in realtà …

FORUM: Territori In RETE La Parola CHIAVE Sono Le INFRASTRUTTURE


6:16 pm on Saturday, 7 February 2009 

FORUM territori in RETE: la parola “CHIAVE” sono le nuove infrastrutture

“Territorio in rete”: strategie e strumenti per lo sviluppo integrato del comprensorio Nebrodi-Eolie”. Questo il tema del dibattito che si è svolto, venerdì 6 febbraio, alle ore 18.30, presso la sala “Giovanni Paolo II” in piazza Gepy Faranda a Rocca di Caprileone, organizzato dal Comune nebroideo con il patrocinio della Provincia di Messina.

Tra i relatori sono intervenuti, il Sen. Gianni MAURO, il Professore Robert LEONARDI, Dirigente Dipartimento Programmazione Regione Sicilia, il vice Presidente Vicario dell’ARS On. Santi FORMICA, il Presidente della Provincia di Messina Nanni RICEVUTO, il Commissario straordinario del Parco dei Nebrodi Antonino CERAOLO, i sindaci Bruno MANCUSO di S.Agata Militello e Mariano BRUNO di Lipari, ( per la chiusura e conclusioni ) parola al Sottosegretario alla Presidenza con delega al Cipe, On. GIANFRANCO MICCICHE’.

Ospiti ( personali ) del Sindaco B. Grasso, l’Ing. Giuseppe PETRACCA, ( progettista dell’aeroporto di Torrenova ) e l’Avvocato Nunzio PINELLI, dello studio Pinelli & Schifani, Attuale Presidente della “TL Sebenic Italia SPA”.
che intende realizzare al più presto la struttura aeroportuale a Torrenova.
—————————————————————————————
La Giunta regionale siciliana ha nominato Robert Leonardi, italo-americano di 63 anni, già Docente della London School of Economics e Direttore dell’Economic and Social Cohesion Laboratory della London School of Economics, dove ha la cattedra Jean Monnet di Politiche dell’Unione Europea.

Tra i suoi libri: “Lo sviluppo regionale in un’economia europea integrata”, alla direzione regionale della Programmazione. Leonardi, sostituisce Gabriella Palocci, la dirigente del ministero del Tesoro che dal 2000 sovrintendeva all’utilizzo dei fondi europei in Sicilia e che ha lasciato l’incarico il 3 ottobre scorso a tre mesi dalla chiusura del POR, si occuperà della gestione dei fondi di Agenda 2000 e soprattutto di quelli della programmazione 2007-2013, quando l’ amministrazione è chiamata a imprimere il massimo sforzo per spendere oltre un miliardo di euro ed evitare di restituire somme a Bruxelles.
Perché a Robert Leonardi, il neodirettore della Programmazione, quelle 192 misure messe su carta dalla precedente amministrazione, sembrano davvero troppe.

Leonardi “srotola” un maxi-plico lungo un metro e mezzo con l´elenco degli interventi previsti e sorride: «sono una follia, non tutte queste azioni rispondono a una logica di sviluppo economico.

Di certo, il rischio che corriamo è quello di una nuova frammentazione della spesa». Insomma, a detta dell´economista chiamato da Lombardo per gestire i 6,5 miliardi del FERS, il pericolo è quello di una nuova Agenda 2000. La sua strategia intanto non prevede la creazione di bandi, troppo tempo per pianificarli, il nuovo approccio per poter dialogare con il territorio sarà di dare la priorità assoluta ai progetti cantierabili entro il 31 luglio del corrente anno.

Gli interventi strutturali non devono essere dispersi in migliaia di piccoli progetti, sono ad elevato rischio 14 miliardi di euro che l’Unione europea ha destinato alla Sicilia in questa ultima programmazione ma ancora non utilizzati per rilanciare l’economia con interventi che darebbero risultati a lunga durata. Per generare dinamiche di sviluppo economico di cui i cittadini hanno necessità, specialmente in questo clima di recesso economico.

Purtoppo ad oggi alla Regione Siciliana ( con ben 2242 dirigenti ), da 185 mln. lordi annui, non esercitano l’autonomo potere di spesa previsti, nell’ambito delle funzioni attribuite ai dirigenti ( Direttori ), la legittimazione giuridica è riconducibile all L.r.n.10/2000. E’ arduo riscontrare decreti dirigenziali in Gurs, perché sono sempre pubblicati alla voce Decreti Assessoriali.

Deficit infrastrutturale, questo è quanto ribadisce anche il Prof. Leonardi, il nocciolo duro della questione non viene mai affrontato seriamente, si conosce il grado di “handicap” sofferto dall’isola in tema di strasporti, ma solo nel corso di questo forum “territori in rete”, tutti si trovano d’accordo almeno su una cosa in maniera eclatante, che ad esempio per fare in treno Palermo Catania (211 km), occorrono 5 ore di treno visto che in Sicilia abbiamo i “terni lumaca”, quindi il trasporto merci è quasi azzerato.

Per non parlare del turismo in tutta la meravigliosa costa tirrenica ( un teatro a cielo aperto ), insieme alle isole Eolie che vede solo affollamento non sostenibile ad Agosto, come dichiarato dal Sindaco di Lipari Mariano Bruno, ( che si è detto d’accordo sulla realizzazione di un aeroporto nella zona nebroidea anche e soprattutto al servizio dell’arcipelago delle Eolie con collegamenti in elicottero), per alleviare i disagi e scarsa economia, speriamo che l’assordante silenzio degli ultimi anni volga al termine.

Quindi si auspica un iter più veloce “ancora troppo lento e farraginoso” per i fondi strutturali e una attenta verifica “ se i nuovi programmi operativi regionali siano fattibili e realistici“. L’importante sarà spendere tutte le risorse ma anche farlo bene. Uno dei miei obiettivi, dichiarato Leonardi, è anche del presidente Lombardo, è quello di utilizzare questi fondi in modo che abbiano un impatto positivo e duraturo sul territorio, una sorta di meccanismo moltiplicatore della crescita che è sempre mancato in Sicilia”.

Gianfranco Micciché, sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri con delega al Cipe, Commenta, niente più fonfi FAS ( fondi aree sottosviluppate ), sono stati spesi dal Ministro Tremonti per risanare l’economia Nazionale, non ha risparmiato con un tono non polemico ma duro nelle’espessione, critiche a tutto ciò che fino ad oggi ha limitato lo sviluppo della Sicilia.

Ha fatto un breve passaggio sul target di comportamento degli ambientalisti, che criticano qualsiasi tipo di fruizione libera ma organizzata nei monumenti storici, certo non possiamo dire che sia stato tenero nel confronto del Parco dei Nebrodi e, degli altri parchi siciliani che non creano sinergia e diventare così la più grande agenzia di sviluppo di tutta l’isola, i parchi non possono e non devono esistere “solo” per tutelare l’ambiente, ma bensì devono creare condizioni di economia vantaggiose per i nativi, e occasioni di sviluppo attraendo utenza esterna, che portano ricchezza, magari acquistanto i prodotti tipici, bisogna puntare al turismo Ricco di qualità.

Ha parlato delle banche e del decreto urgente ma necessario salvabanche del governo Berlusconi, non è d’accordo con il federalismo fiscale, voluto dalla lega, in discussione a Roma in questi giorni, fortemente penalizzante per per la Sicilia che ha lo Statuto speciale e sopporta la lavorazione del greggio nel petrolchimico su tutta l’isola, ma mon avendo assolutamente in cambio ne sgravi fiscali ne benefici ogni altro tipo.

Poi il politico palermitano è stato duro anche con la Lega Nord: “La situazione politica siciliana può essere determinante per cambiare le cose a livello nazionale, può essere una sorta di esperimento che può essere esempio per il governo nazionale. A Roma oggi governa un monocolore della Lega, che pur non avendo progetti sulle singole tematiche ne ha uno solo, di tipo territoriale. Con i loro veti riescono ad imporsi. Invece i siciliani, pur essendo numerosi, non riescono affatto ad essere determinanti nelle scelte.

Anzi, i Nostri parlamentari sono fuori dai vertici del settore pubblico. Allora dobbiamo contare di più e diventare determinanti nel governo“. E su Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, Micciché ha dichiarato: “Non è amico del Sud, che per lui inizia già dalla Toscana.
<>.

Per i 4 miliardi assegnati al Sud sono in pole position un gruppo di opere individuate già da tempo in Sicilia, per la nostra isola l’opera prioritaria è certamente la mega diga nei pressi di Cammarata-Mussomeli che garantirà nei prossimi ventanni la possibilità di non patire la cronica mancanza d’acqua a quattro province, oltre che la strada statale Jonica, la creazione di nuovi porticcioli turistici, la ferrovia Messina-Catania, alcuni interventi idrici, la metropolitana di Palermo.

Per il ponte sullo Stretto e il completamento della Salerno-Reggio Calabria, qui la partita è soprattutto di dosaggio delle risorse, ma problemi nella ripartizione della torta non dovrebbero esserci.

Chiusura del forum ore 21.15, salone gremito da politici amministratori, giornalisti, imprenditori, giovani, associazioni e gente comune.

Capo d’Orlando (ME) 07/ febbraio/ 2009 Carmelo Giovanni PORTALE Presidente Comitato aeroporto Eolie & Nebrodi

La NUOVA Alitalia nell’ attuale economia SICILIANA


6:15 pm on Thursday, 5 February 2009 

la repubblica

LA Repubblica — 02 febbraio 2009

C’è anche un interesse della Regione Siciliana alle strategie adottate dalla “nuova” Alitalia che sorgerà con l’ attuazione del progetto finanziario del quale si discute. Una questione è saltata subito all’occhio e riguarderebbe la priorità assegnata, nel disegno di rilancio, di nuove strutture aeroportuali dislocate sul territorio, oltre che all’ aeroporto di Catania che verrà potenziato, rispetto a quello di Palermo e di Trapani.

In questo caso priorità significa mantenimento di alcune tratte nazionali, in aggiunta a quelle usuali che consentono collegamenti con Roma e Milano. Se queste ulteriori tratte nazionali (che riguardano collegamenti con isole minori, Torino e altre città del Centro Nord) dovessero complessivamente ridursi, il taglio si tramuterebbe in un pesante effetto negativo per la Sicilia. Ancor più, nel momento in cui, probabilmente per un effetto di sovradotazione di incentivi disponibili, si sta puntando - nella nostra regione - su un turismo a cinque stelle.

Una tipologia di ricettività che attira un segmento di domanda i cui trasferimenti avvengono unicamente con un vettore aereo. Ridurre la frequenza di questo vettore, o affidarla unicamente a compagnie low cost, significa far perdere competitività al turismo siciliano ( oggi in forte recessione ), attenzionando il turismo a cinque stelle la cui offerta non si rivolge certo al popolo (low cost) dei charter.

Seconda preoccupazione:
La riserva prospettata dello scalo di Milano Linate unicamente ai voli da e per Roma significa accrescere significativamente i costi di trasporto per un siciliano che debba appunto recarsi al Nord. Sia in termini economici ma soprattutto in termini di tempo. Né si può sperare in altre compagnie concorrenti che operino nella nostra regione su Milano Linate visto che, con una singolare provvedimento di sospensione delle regole anti-monopolio, su Milano Linate potrà atterrare (da Roma) solo la “nuova” Alitalia.

Tra le rassicurazioni fornite sulle ricadute del piano, in riferimento alla ri-occupazione degli esuberi, si parla di un bonus fiscale assegnato alle imprese private del Sud che li vorranno assumere. E questo nella certezza che il mercato del lavoro del Centro Nord sia abbastanza dinamico da poter riassorbire qualunque eccedenza di offerta. Supponiamo pure che questa seconda tesi sia corretta.

Le imprese private del Sud dovrebbero disputarsi i dipendenti ex Alitalia quindi sia perché incentivati da un bonus, sia perché, come è stato detto, la gran parte dei futuri dipendenti ex Alitalia è plurilingue. è davvero un campionario di sciocchezze quello esposto. Intanto, il bonus fiscale in questione lo pretenderebbero tutte le imprese, a prescindere dalla loro collocazione nel territorio.

In secondo luogo, il sapersi esprimere in più lingue é una competenza preziosa per alcuni settori (quello turistico, ad esempio) ma non certo in altri. Sicché non possiamo pensare a questa manovra di reclutamento messa in atto dal turismo meridionale (gli addetti al check-in per l’ imbarco si reinventano camerieri di sala) senza una forte perplessità. Perplessità che si accrescono al pensiero dello «spiazzamento» che questo forzato ingigantirsi degli organici occupazionali provocherebbe sugli attuali disoccupati meridionali (che tali sono anche se parlano più lingue) e sulla cosiddetta disoccupazione scoraggiata.

Desta comunque impressione negativa vedere le imprese del Sud considerate come serbatoi di collocamento a prescindere da alcun ragionamento sulla loro produttività. Quasi fossero considerate una sorta di Gepi vecchio stampo. Ai nuovi problemi che si profilano, c’ è da aggiungere criticità e debolezze già datate. Una parte della Sicilia nord occidentale ha difficoltà di accesso sia all’ aeroporto di Catania sia a quello di Palermo. Un polo turistico importante, come quello della Costa Saracena dei Nebrodi e delle Isole Eolie, che in assenza di una struttura aeroportuale ( peraltro già prevista e progettata nella piana di Torrenova ), intanto deve essere raggiunto unicamente per mare ( quando vi sono le condizioni meteo ), con tanti saluti alla destagionalizzazione.

Lo stesso accesso alla Sicilia ( attraversamento dello Stretto ) diventa sempre più difficoltoso ( e costoso ) come pure l’ aeroporto di Reggio Calabria ( in crisi di gestione ) sta progressivamente perdendo funzioni utili a quella parte della Sicilia da cui lo separa un breve tratto di mare. Si pensa al ponte sullo stretto ma intanto non si è riusciti a progettare, finanziare, realizzare un piccolo pontile in prossimità dell’ aeroporto cui potrebbero attraccare aliscafi dalle isole Eolie, da Messina, Taormina, da una significativa quota dei paesi rivieraschi del Tirreno.

Fa piacere che tra gli imprenditori della cordata che ha finanziando la nuova Alitalia siano presenti tanti siciliani, sicuramente impegnati già da adesso a esaminare il piano industriale della nuova compagnia tenendo a mente i «bisogni» della loro terra. Anche se tra profitto e consenso sociale sceglieranno sicuramente il primo. Una terra nella quale, al momento, si pensa ad almeno altri tre aeroporti da realizzare ( Agrigento, Sant’ Agata-Torrenova, Isole Eolie).

Quì occorre una buona politica, capace intanto di difendere e conservare - sarebbe già tanto - i collegamenti gestiti dalla compagnia di bandiera da e per la Sicilia. A forte rischio se la nuova Alitalia si trasformasse - come si teme - in « compagnuccia di bandiera ».