AeroportoDelleEolie.it

Un sogno da trasformare in realtà …

La Scomparsa Del Buon SENSO


2:25 pm on Wednesday, 17 December 2008 

” Comitato degli Italiani all’Estero di Toronto”
Il Com.It.Es., Comitato degli Italiani all’Estero, opera nella circoscrizione consolare di Toronto (Canada), che comprende l’Ontario (con l’esclusione di Ottawa che è circoscrizione autonoma), il Manitoba ed i Territori del Nord-Ovest

http://www.comitestoronto.org/

Quel «buon senso» che fa dire e fare «cose sensate» è oramai un caro estinto soppiantato dall’insensato, dall’insensatezza e dal «dementismo » (ahimè, una demenza giovanile assai più che senile). Chi ha ucciso il buon senso? E perché? Lo dirò man mano. Intanto illustriamo il problema con tre casi esemplari di insensatezza: nel nostro piccolo, il lungamente perseguito e pressoché riuscito suicidio dell’Alitalia; e, nel più grande mondo circostante, l’ostruzionismo politico e demagogico solo per dire no alla realizzazione essenziale di infrastrutture nella Sicilia tirrenica e il crescente, e anch’esso insensato, «rigelo » nei rapporti tra Washington e Mosca.

Quella dell’Alitalia era una morte preannunziata — e anche più che meritata — da almeno un decennio. Né sarebbe stato un suicidio inedito. Negli Stati Uniti la Twa (Trans World Airlines) è stata uccisa proprio dal suo personale di volo; e fu anche fatta tranquillamente fallire, come si fa nei Paesi seri.

In Europa, e più di recente, alcune rispettabili compagnie di bandiera, come la Swissair e la Sabena, sono come qualmente passate in altre mani. Anche la Svizzera avrebbe avuto come noi l’alibi del turismo; ma che io sappia nessuno l’ha invocato e i turisti, mi dicono, ci sono ancora. Allora, chi ha messo in testa ai nostri piloti e alle vociferose hostess che ancora l’altro giorno esultavano gridando «meglio falliti che in mano ai banditi » (leggi: Colaninno) che Alitalia era una vacca sacra, una voragine mangiasoldi che però nessuno avrebbe osato toccare? Forse nessuno. Forse tra le nostre aquile e aquilette «selvagge» non ci sono più teste in grado di usare la testa. Certo è che fino alla ventitreesima ora dell’ultimo giorno chi ha pensato (male) per tutti è stata la casta dei piloti, l’Anpac; ben assistita, si intende, dalla Cgil e altri protettori politici. E ancor più certo è che il buon senso avrebbe affrontato e risolto il caso Alitalia da gran tempo. Se, appunto, il buonsenso esistesse ancora.

L’altro caso, dicevo, è quello dell’aeroporto delle Eolie a Torrenova (ME), che a quanto ne so da oltre oceano, ci sarebbero le condizioni per realizzarlo ancora adesso, sappiamo che attorno a questo caso si è scatenata una battaglia popolare, oltre che politica, quella politica che non parla il politichese, ma che impregnata nel proprio provincialismo marginale non ha capito che chi ancor oggi lotta per la causa dei Nebrodi è certamente un fuori classe che ha gli attributi e le idee chiare, come dire è anni luce avanti ai propri concittadini, questi eroi del popolo vanno incoraggiati a non mollare mai, altrimenti la più grande battaglia per il loro futuro sarebbe perduta, quindi esortiamo questo eccezionale comitato a fare il miracolo tanto atteso.

Il terzo caso da una forte attenzione al deterioramento dei rapporti tra Stati Uniti e Russia. Era inevitabile? No. A mio avviso era evitabile e assolutamente da evitare. E la colpa di chi è? Per Salomone sarebbe stata per metà di Bush e per metà di Putin. Per il grosso degli occidentali è soprattutto di Putin. Per i meno, che mi includono, la colpa è invece soprattutto di Bush e dell’«ideologismo democratico» che oggi imperversa incorporato nell’altrettanto imperversante contesto del politicamente corretto.

Sia chiaro: la teoria della democrazia liberale non è, in quanto tale, un’ideologia, visto che è una teoria che ha funzionato in pratica, che si è realizzata nel mondo reale, mentre le ideologie sono (come le utopie che le hanno precedute) teorie senza pratica che clamorosamente falliscono nell’attuazione (vedi per tutti l’Urss), e che sopravvivono come fedi, come un pensiero che nessuno ripensa più, come un ex pensiero fossilizzato.

Dunque la teoria della democrazia è una cosa, e l’ideologismo democratico che è esploso nel ‘68 e che ne proviene, è tutt’altra cosa. La prima ha fatto le democrazie, la seconda semmai le disfa. Ciò premesso, oggi l’urgenza è di stabilire e ristabilire senza paraocchi ideologici la realtà dei fatti, la realtà della «forza delle cose». E il fatto è che il mondo nel quale stiamo vivendo è il mondo più pericoloso nel quale l’uomo sia mai vissuto.

In parte perché stanno proliferando armi di distruzione di massa che ci potrebbero sterminare tutti; e in parte perché la dissennata crescita della popolazione (che il buon senso anche a questo effetto avrebbe dovuto impedire) ha innescato una sequela di altre crisi: dell’acqua che manca, del clima, delle risorse energetiche. E quest’ultima è la crisi più esplosiva del momento, visto che sta ridisegnando la mappa del potere mondiale tra chi dispone di petrolio e di gas e chi no. Gli Stati Uniti di petrolio ne hanno poco, l’Europa quasi punto. Invece la Russia ne ha. Ne hanno anche, si sa, il Venezuela, la Nigeria, l’Iran e alcuni Stati arabi del Medio Oriente; ma sono tutti Stati o traballanti o ostili e infidi.

Il buon senso suggerisce, allora, che la Russia di Putin è, per l’Occidente, un alleato indispensabile. Se Putin venisse indispettito oltre misura, potrebbe chiudere i suoi rubinetti e l’Europa sarebbe in ginocchio in due mesi, gli Stati Uniti in gravi difficoltà entro sei.

Eppure il presidente Bush sta facendo di tutto per indispettirlo. È lui che per primo ha violato le intese indebitamente consentendo l’indipendenza del Kosovo; è lui che si propone di avvicinare i suoi missili intercettori ai confini della Russia, è lui che vuole incorporare nella Nato i Paesi dell’Europa orientale, è infine lui che sotto sotto ha incoraggiato la Georgia a sfidare Putin. Insomma Bush si comporta come se lui fosse il gatto e Putin il topo. L’acume di Bush mi è sempre sfuggito. Ma quando ho conosciuto Condoleezza Rice in panni accademici, lei era davvero intelligente (a detta di tutti). Pertanto quando una decina di giorni fa ha dichiarato che la crisi del Caucaso lascia la Russia «isolata e irrilevante» sono restato di stucco.

Possibile che il potere logori anche l’intelligenza delle donne? Davvero gli Stati Uniti credono di poter condizionare Putin con rappresaglie finanziarie e bloccandone l’ingresso nell’Ocse e nel Wto? Eccezion fatta per il formidabile potere deterrente del suo arsenale atomico, a tutti gli altri effetti gli Stati Uniti sono oramai, al cospetto della Russia (e anche della Cina) una tigre di carta. E questa è la realtà.

Beninteso io rispetto e mi sento anche debitore dello zelo missionario degli americani atteso a promuovere la democrazia nel mondo. Ma sono spaventato da uno zelo missionario che cade in mano a un «ideologismo democratico» di marca Sessantottina che, appunto, stravolge ogni buon senso.

Prof. Giovanni Sartori, Toronto Ontario Canada
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Inserito: il 17/Dicembre/2008 Capo d’Orlando (ME)
da Carmelo Giovanni PORTALE Presidente Comitato Aeroporto Eolie& Nebrodi

Vogliamo L’aquila d’Acciaio: E la Sicilia Sempre Più Collegata


2:24 pm on Monday, 15 December 2008 

“ Egypt Air “ ha annunciato i nuovi collegamenti per Catania da Il Cairo, Luxor e Sharm El Sheik. Con questo espediente i Siciliani non dovranno più passare ( dal nord ), per volare in Africa ed in Oriente. “ Egypt Air ” è infatti membro della “ Star Alliance ” e condivide i codici con le più importanti compagnie aeree del mondo.

A questo si aggiunge anche il recente annuncio di Ryanair, la compagnia aerea lowcost, leader in Europa, che da maggio 2009 baserà due aeromobili presso l’aeroporto di Trapani.

Le nuove rotte di Ryanair collegheranno Trapani con Parigi ( Beauvais ), Bruxelles ( Charleroi ), Oslo ( Torp ), Treviso e Torino, mentre quelle già esistenti verso Roma e Milano verranno incrementate, rispettivamente, a due voli ed un volo al giorno, mentre da febbraio 2009 sarà anche inaugurata la tratta Trapani-Malta.

Ryanair baserà due nuovissimi Boeing 737-800 a Trapani, che opereranno 15 rotte da/per l’aeroporto siciliano occidentale, secondo le stime della compagnia saranno trasportati oltre un milione di passeggeri all’anno, con un indotto di circa 1.000 posti di lavoro, oltre quello che si svilupperà nei servizi esterni.

La Sicilia già nel lontano 2003 propose l’idea di una compagnia aerea tutta siciliana che prendesse in seria considerazione l’aeroporto di Comiso e, le future infrastrutture aeroportuali che dovevano essere realizzate con le relative rotte, se mai fossero realizzati altri due importanti aeroporti: nella provincia di Agrigento e uno nella zona nebroidea, in provincia di Messina, ma, a parte le proposte, si è realmente intrapreso un reale percorso in quella direzione, lavorando seriamente a questo ambizioso obbiettivo.

Bruxelles, 6 luglio 2006, L’annuncio dell’allora ( Governatore ), Presidente Cuffaro, di voler costituire una compagnia aerea siciliana di “ bandiera ” ci ha lasciato per un verso un po’ soddisfatti ma anche molto perplessi. Sarà stato vero? O era l’ennesima boutade propagandistica come quando tirava fuori pezzi di Statuto minacciando di applicarli per poi lasciare tutto come prima?
O sarebbe servito per imbarcare “precari” a spese del pubblico o per insidiare non l’Alitalia, ( che lo avrebbe meritato eccome ) ma magari la nostrana “ Wind Jet “, che senza tanto clamore una qualche risposta ai nostri disagi negli spostamenti li ha dati.

Né abbiamo già ampiamente parlato, ma qui davvero diamo una sterzata alla nostra battaglia per la dignità della Sicilia: le compagnie nazionali sono fuggite sempre davanti alla cenere lavica? Bene, se ne vadano; e per sempre. Si costituisca, invece, una compagnia aerea che sia al servizio dell’Arcipelago Siciliano, per tutti i siciliani residenti dell’Isola e all’estero, ma, per carità, lasciamo da parte gli esperimenti alla Crispino; ripercorrere le strade di fallimenti altrui non avrebbe senso.

Quindi, via al progetto, come? Attraverso un capillare azionariato diffuso tra tutti i siciliani, ” di qua e di là dei monti “, che separano l’isola, affinché siano loro i padroni dei loro aerei e non avventurieri di ogni genere, la Regione e tutti gli Enti locali dovrebbero, a mio avviso, fare loro quest’iniziativa, ma sappiamo benissimo che non lo fanno perché ( alcuni ), troppo distratti dalla “mala politica”.

Quello che si chiede alla politica è un dignitoso passo indietro per dare spazio ai “migliori” nella gestione della cosa pubblica, evitando la solita “bagare”, a qualcuno questa proposta piacerà chiamarla, come altre volte è successo, provocazione, ma sono certo che le provocazioni sono ben altre.

Se si costituisse la nostra compagnia aerea, sceglieremmo l’altro simbolo storico della Sicilia, l’Aquila; quell’Aquila che sventolava nei nostri stendardi e si coniava sulle nostre monete fino alla catastrofe del XIX secolo e che quasi nessuno ricorda più, quale simbolo più adatto al volo? E anche il nome sarebbe importante: Eagle-Sicily, Air-Sicily, Sicilia-fly, o qualcosa del genere…

Finirebbero le umiliazioni ed i costi aggiuntivi per tutti coloro che volano da e per la Sicilia, oggi costretti a passare per la Penisola a prezzi proibitivi e con cancellazioni impreviste, se fosse solo per l’Alitalia, anche per andare a Tunisi o a Malta o in Sardegna. Finirebbe l’isolamento economico e culturale della Sicilia, ( solo virtualmente oggi al centro del Mediterraneo ), e la “ questione Siciliana “, riceverebbe una spallata formidabile. Con la costituzione di piccole quote pro-capite, ci si affrancherebbe da tutte le schiavitù sin qui patite, ma a patto che la politica resti appannaggio dei politici. In giro ci sono molti ( ed in Sicilia troppi ) incapaci messi ai posti di comando per motivi clientelari.

I siciliani della diaspora raccoglierebbero subito la sottoscrizione necessaria al “decollo” dell’iniziativa, ma intanto stiamo a vedere.

Capo d’Orlando ( ME ) 15/Dicembre/2008
Carmelo Giovanni PORTALE Presidente Comitato aeroporto Eolie & Nebrodi

” Bye Bye ” Aeroporto di Barcellona-Milazzo


2:22 pm on Saturday, 6 December 2008 

BARCELLONA. Duecentottanta milioni di euro. Ammonta a tanto il costo delle opere dell’Aeroporto della Valle del Mela previsto in contrada Camicia, a cavallo tra Barcellona e Milazzo. Una cifra ben al di sopra dei 50 milioni di euro preventivati dalla passata amministrazione provinciale Leonardi che, di fatto, rischia di bloccare definitivamente l’iniziativa di uno scalo messinese.

Il costo dell’opera è contenuta nel progetto di fattibilità redatto dal dirigente del 6° Dipartimento - 3° Ufficio dirigenziale Infrastrutture Francesco Alibrandi all’attenzione del presidente Nanni Ricevuto. Due, in realtà, le fasi previste negli elaborati. La prima di 223 milioni 500 mila euro (di cui 164 milioni 800 mila a base d’asta). Le somme più corpose sono 70 milioni 350 mila euro per il “rilevato non pavimentato”; 53 milioni 600 mila euro per la realizzazione dell’impalcato necessario alla copertura del torrente Mela; oltre 15 milioni di euro per gli espropri.

La seconda ipotesi (fase 1 + fase 2) prevede anche la realizzazione delle opere e il completamento della taxi way per la porzione che si diparte dal piazzale di sosta degli aeromobili fino alla testata della pista. Complessivamente 280 milioni 200 mila euro.

Il progetto nasce sulla scorta di uno studio di prefattibilità ambientale di uno scalo portuale elaborato dal professionista esterno Francesco Karrer che ha avuto l’incarico dal presidente Salvatore Leonardi nel dicembre 2007. A febbraio di quest’anno, invece, è stato costituito uno staff interno per le attività di supporto al professore romano composto dall’architetto Roberto Siracusano, dall’ingegnere Salvatore Ferrara, dal geometra Roberto Coppola e dal geologo Biagio Privitera.

Responsabile unico del procedimento è stato designato l’architetto Francesco Alibrandi. Lo studio di prefattibilità ambientale del ( professore Karrer ), dal quale è emersa la fattibilità ambientale dell’opera nel sito barcellonese è arrivato a giugno che non teneva conto dei costi pribitivi.

«L’opera è inserita nel piano triennale delle opere pubbliche di questa Provincia per l’importo presunto di 50 milioni di euro- si legge nella determina dirigenziale 4 del 6 novembre - ma occorre a tal proposito precisare che la spesa scaturente della redazione del progetto preliminare è notevolmente superiore alle previsioni in quanto in questa fase progettuale sono state attentamente esaminate e contabilizzate alcune voci di spesa di notevole incidenza sul totale che precedentemente non sarebbe stato possibile quantificare».

L’argomento a Palazzo dei Leoni viene trattato con freddezza. Non fa parte dell’agenda politica nè del presidente, tantomeno del consiglio provinciale. A chiarire la questione l’assessore alle Partecipate e all’Area dello Stretto Michele Bisignano.

«Questo ente non fa nemmeno parte della società Aeroporto del Mela”, gli unici soci sono Camera di Commercio e Asi. Dunque, non è una questione che riguarda principalmente noi. << Mi chiedo, inoltre, come sia stato possibile affidare la redazione del progetto ad un nostro ufficio se non facciamo parte della società >>, ( sentenzia il braccio destro del presidente ).

L’architetto Alibrandi non intende entrare nel merito dell’argomento. «Dal progetto si evince chiaramente che ci sono tutti i requisiti tecnici per realizzare lo scalo aeroportuale in quel sito - spiega - ora si tratta di una scelta politica.

Per quanto riguarda i fondi si potrebbe prendere in seria considerazione di utilizzare la forma del project financing, estendendo il bando al di fuori dei confini nazionali. Per quanto mi riguarda ho avuto l’incarico ufficiale dalla passata amministrazione e come sempre mi sono prestato a eseguirlo, (che lo ha inserito nel Piano strategico territoriale) e ho portato a compimento le direttive. ( Tutto il resto esula dalle mie competenze ).

L’amministrazione Ricevuto, in realtà, punta molto su un accordo di programma con la Provincia di Reggio Calabria che prevede la programmazione strategica del territorio nel settore dei trasporti e del turismo. Per quanto riguarda l’aeroporto questo significa un nuovo ruolo di Messina nell’ambito anche dell’Aeroporto dello Stretto di Reggio Calabria.

La Sogas, che gestisce l’aeroporto “Tito Minniti”, si avvia ad una parziale privatizzazione che implica la cessione del30% delle quote ai privati e una redistribuzione di quanto rimarrà si soci pubblici. Attualmente la Provincia Regionale di Messina detiene lo 0,4164% del capitale.

Certo si tratta di uno scalo minore con pochissimo traffico e uno scarso appeal. Gli ultimi dati disponibili relativi al traffico di settembre parlano di 52 mila unità con un calo dell’8%. Il presidente Ricevuto, giovedì scorso, ha firmato un protocollo assieme a Comune, Università e Camera di Commercio per la costituzione di una Autority per la programmazione strategica e lo sviluppo economico e territoriale dell’Area dello Stretto.

Capo d’Orlando ( ME ) 05/Dicembre/2008
Carmelo Giovanni PORTALE Presidente Comitato Aeroporto Eolie & Nebrodi