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Un sogno da trasformare in realtà …

“ I have a dream ”: Io Ho Davanti a Me Un Sogno ( Martin Luther king )


2:20 pm on Saturday, 15 November 2008 

Obama Come Martin Luther: Tutti gli afro-americani celebrano ancora chi è stato il leader dei diritti civili, oltre che il più giovane Premio Nobel per la pace, riconoscimento conferitogli, all’età di soli trentacinque anni, ( il suo motto era: abbiamo imparato a volare ma non abbiamo imparato l’arte di vivere come fratelli ).

Washington 17 Maggio 1957: viene fatto un pellegrinaggio dei neri, una lotta non violenta, per il pieno diritto di voto ai neri è una delle manifestazioni più importanti, ma il cammino è pieno di asprezze.

Celeberrimo è rimasto il discorso che Martin Luther King tenne il 28 agosto 1963 durante ( la marcia per il lavoro e la libertà ) davanti al “ Lincoln Memorial “ di Washington, nel quale pronunciò più volte la fatidica frase “ I have a dream “, ( io ho un sogno ),la lotta dei diritti civili viene approvata il 10 Febbraio 1964.

<< I have a dream: that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: “ we hold these truths to be self-evident, that all men are created equal “>>

<< Ho un sogno: che un giorno questa nazione si sollevi e viva pienamente il vero significato del suo credo: “ riteniamo queste verità di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali “ >>.

Martin Luther King fu assassinato a colpi d’arma da fuoco prima della marcia del 4 aprile 1968 su un balcone del Lorraine Motel di Memphis, Tennessee, il suo assassino, James Earl Ray, gli atti sono stati secretati fino al 2002 dall’amministrazione americana.

C’è una rivoluzione con l’arrivo di Barack Obama alla Casa Bianca, A New York in migliaia hanno festeggiato davanti allo schermo gigante di Times Square; esplosioni di gioia anche ad Harlem, “ capitale “ non ufficiale nera degli States.

Obama ritiene tra le altre priorità da affrontare, che gli Stati Uniti si impegnino nella lotta ai cambiamenti climatici e innescando un circolo virtuoso attraverso un accordo come “ Kyoto bis “ e propone la rinegoziazione internazionale sul clima, che rappresenterà il ritorno degli Usa sulla scena mondiale e, rafforzerà inevitabilmente la determinazione europea ad andare avanti.

Centralità che il senatore dell’Illinois non ha mancato di ribadire nel primo discorso pronunciato, “ sappiamo che le sfide che ci aspettano sono le più grandi della nostra vita: due guerre, un pianeta in pericolo, la peggiore crisi economica del secolo, però aggiunge che ci sono nuove energie da imbrigliare.

Intanto nei giorni scorsi tra l’altro, il neo Presidente Obama telefona ai grandi della terra, tra cui il nostro presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, “ lunga e cordiale la telefonata “, quindi le critiche del PD sulla battuta di Obama “ Abbronzato “ sono la dimostrazione che l’opposizione non ha niente da fare, ( come sostiene il Premier ).

Capo d’Orlando ( ME ) 15 / Novembre / 2008 Carmelo Giovanni PORTALE Presidente Comitato Aeroporto Eolie & Nebrodi

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( DAL TESTO ORIGINALE ):
“Io Ho Davanti a Me Un Sogno ”
( Discorso Pronunciato da Martin Luther King Washington, 28 Agosto 1963 ).

Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per la libertà nella storia del nostro paese.

Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama sull’Emancipazione.

Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia. Venne come un’alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività.

Ma cento anni dopo, il negro ancora non è libero; cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione; cento anni dopo, il negro ancora vive su un’isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale; cento anni dopo; il negro langue ancora ai margini della società americana e si trova esiliato nella sua stessa terra.

Per questo siamo venuti qui, oggi, per rappresentare la nostra condizione vergognosa. In un certo senso siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d’Indipendenza, firmarono un “pagherò” del quale ogni americano sarebbe diventato erede.

Questo “pagherò” permetteva che tutti gli uomini, si, i negri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della libertà e del perseguimento della felicità.

E’ ovvio, oggi, che l’America è venuta meno a questo “pagherò” per ciò che riguarda i suoi cittadini di colore. Invece di onorare questo suo sacro obbligo, l’America ha consegnato ai negri un assegno fasullo; un assegno che si trova compilato con la frase: “fondi insufficienti”. Noi ci rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau delle opportunità offerte da questo paese.

E quindi siamo venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci darà, a presentazione, le ricchezze della libertà e della garanzia di giustizia.

Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia; questo è il momento di levarsi dall’oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia.; questo è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza; questo è il tempo di rendere vera la giustizia per tutti i figli di Dio.
Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia.

Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunità negra non dovrà condurci a una mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca, perché molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e sono giunti a capire che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra libertà.

Questa offesa che ci accomuna, e che si è fatta tempesta per le mura fortificate dell’ingiustizia, dovrà essere combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo camminare da soli.

E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro. Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i diritti civili: “Quando vi riterrete soddisfatti?” Non saremo mai soddisfatti finché il negro sarà vittima degli indicibili orrori a cui viene sottoposto dalla polizia.

Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non potranno trovare alloggio nei motel sulle strade e negli alberghi delle città. Non potremo essere soddisfatti finché gli spostamenti sociali davvero permessi ai negri saranno da un ghetto piccolo a un ghetto più grande.
Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri figli saranno privati della loro dignità da cartelli che dicono: “Riservato ai bianchi”. Non potremo mai essere soddisfatti finché i negri del Mississippi non potranno votare e i negri di New York crederanno di non avere nulla per cui votare. No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente.

Ritornate nel Mississippi; ritornate in Alabama; ritornate nel South Carolina; ritornate in Georgia; ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri quartieri e ai ghetti delle città del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione può cambiare, e cambierà. Non lasciamoci sprofondare nella valle della disperazione.

E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno.

E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.

Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi.

Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York.

Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania.

Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve.

Risuoni la libertà dai dolci pendii della California.

Ma non soltanto.

Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia.

Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee.

Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice

risuoni la libertà.

E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: ” liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente”.

Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse appieno l’urgenza del momento.

Fonte: Ing. Giuseppe Petracca 15 / Novembre / 2008

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