Il Primo Vero Invasore Della Sicilia è Stato Ulisse
Mi piace poco Verga e la sua immaginazione dei siciliani sconfitti, rassegnati e vinti, ammiro Sciascia, profondo conoscitore della psiche siciliana, ma lo scrittore che meglio esalta le virtù dei siciliani è Andrea Camilleri, perché è un uomo che rivendica il primato della sua terra.
Il primo di una lunga serie di scrittori che hanno umiliato i siciliani è stato Omero, posto che sia esistito realmente, tra il 700 e l’800 A.C., da lì cominciò il saccheggio dell’isola, allora troppo ricca per non attrarre i “ predoni “, la prima colonia greca in Sicilia fu Naxos, fondata intorno al 735 A.C., allora l’isola era abitata da nativi Sicani e Siculi che già mal si tolleravano, in seguito arrivarono gli Elimi.
Attraverso i secoli di storia arriviamo velocemente al periodo Sabaudo, che segnò la malaunità d’Italia, mentre i piemontesi procedevano alla “ conquista “ dell’Italia meridionale, non solo venivano svuotate le casseforti del Regno delle due Sicilie, lo sviluppo interrotto dell’isola passa, dunque, dal sistema dei trasporti, in particolare in quel tempo le ferrovie, la cui gestione ( post unitaria ), può essere considerata un vero e proprio scippo, con una gestione malaffaristica delle risorse del Sud Italia, gestione che coinvolse tutti i “ padri della Patria “, da Garibaldi a Mazzini, a Crispi, Cavour ne rimase fuori solo perché morì nel 1861.
La conquista piemontese segnò un brusco arresto per i lavori pubblici e la bonifica dei terreni, fecero del sud una regione depressa, il Regno delle due Sicilia, infatti, sin dalla prima metà del settecento , si era inserito nel panorama internazionale come un paese dinamico e industrioso, la politica sabauda chiuse persino le cave di’argento come quella di Allume in provincia di Messina.
Le opere pubbliche, ad esempio che i Borboni realizzavano periodicamente, cercando da un lato di favorire lo sviluppo e gli scambi e, dall’altro, evitando di indebitarsi eccessivamente, subirono un brusco arresto, anche per la scuola primaria, il Nord assorbì oltre tre quarti dei sussidi, intanto anche la fonderia Orotea di Palermo, veniva smantellata per fare posto all’Ansaldo di Genova.
Quando nel 1906 le ferrovie furono nazionalizzate, la famiglia di Pietro Bastogli, già Ministro delle finanze dal 1861, ancora proprietaria, incassò una fortuna, il tutto, senza che le ferrovie meridionali trovassero quello sviluppo che, come è ben visibile ancora oggi, è rimasto ininterrotto, anzi si parla di dismissione su alcune tratte in Siciia.
Gli episodi geopolitici di quel periodo segnarono profondamente il destino siciliano, relegandoci ad una triste realtà di marginalità da cui rimane difficile distaccarsi, l’unica alternativa oggi viene rappresentata da infrastrutture veloci ed efficaci, la più importante per i Nebrodi è ( certamente l’aeroporto ).